LIBRI E RECENSIONI. FRANCESCA MARZIA ESPOSITO - LA FORMA MINIMA DELLA FELICITÁ

FORME MASSIME E FORME MINIME




Questo libro é uscito lo stesso giorno del mio.
Può voler dir poco. L´autrice trasmetteva lo stesso entusiasmo, postando foto in "diretta" dalle librerie e così via.
Ma il legame affettivo non basterebbe.

Questo é un libro riuscito, strano e sfaccettato. Si sente che é un esordio perché ha quegli aspetti grezzi (ma non spontaneisti) tipici dell´opera prima. Il finale, ad esempio, dove in poche pagine si velocizza e si attraversa una decina d´anni (nel finale del mio gli anni attraversati sono venti).

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Ma non devo parlare di me.
Questo é un libro sfaccettato e quindi voglio parlarne con una certa struttura. La struttura si compone di Talento, Storia, Invenzioni, Confezione.

Talento: c´é. Francesca Marzia Esposito AMA scrivere e SA scrivere. Sa tirar fuori con grande facilità frasi (vedremo poi alla voce Confezione), situazioni, dialoghi, personaggi e dietro le colate di puro metallo liquido delilliano (come il mutante di Terminator 2) piazza anche battute davvero non male.

Storia: di base é la storia di una rottura prolungata, attacchi di panico depressione e rinuncia a una vita tradizionale. La protagonista Luce si chiude in casa e riduce al minimo (il minimo) i contatti esterni, finché non entra nella sua vita Bambina (Viola), la nipote.
La storia é sentita e vissuta soprattutto in interni claustrofobici, mentre gli esterni corrispondono
all´ansia, la tachicardia e il batticuore. Alla minaccia e la sfida che per la protagonista é costituita dal richiamo degli affetti e - di conseguenza - di una vita più tradizionale.

Invenzioni: é la parte che ho apprezzato di più. Per stemperare la tensione la storia é intermezzata dagli annunci condominiali del palazzo dove vive Luce. E da sapide riflessioni firmate "Dio".
L´invenzione del Canale 32 regge e dà tensione e originalitá a gran parte del romanzo. E tante altre cose, si veda anche alla voce talento. Avere idee é decisivo, per uno scrittore, anche se poi appunto in un esordio possono affastellarsi come in una slavina, un moto ondoso che a un certo punto rischia di seppellire il lettore.

Confezione: non é un problema specifico della scrittrice che a quanto ho capito é veramente una fan di DeLillo, ma certamente vedo nel romanzo italiano giovane una tendenza molto forte a confezionare storie molto ricche di  queste frasi scolpite... alla ricerca della frase cromata, superaccessoriata, perfetta. Mi vengono in mente Barison (Stalin+Bianca), Lagioia (La Ferocia) e anche Francesca Marzia Esposito non é esente da questa tentazione.
Comprendo l´entusiasmo nel voler ricalcare l´autore preferito, ma a volte tra luci, onde elettromagnetiche e immagini plastiche il rischio é di appesantire un po´la lettura, addirittura di alleggerire il dramma, di artificializzare (ok, un po´ é un effetto voluto, verdi DeLillo di Cosmopolis e Body Art) i personaggi.

In ultima analisi, é un libro che ho letto a volte inseguendolo e a volte essendone preceduto, a volte in asincrono e in certe pagine in perfetta sintonia, proprio (credo) per l´insieme di voci, tonalità, tecniche, intuizioni utilizzate.
Come storia di una depressione e di un´ansia invalidante, non posso comunque che essere solidale e partecipe (parlo della storia, dei personaggi). E di apprezzare l´idea che a volte forme minime di felicità possano pian piano cambiarci la vita, quasi senza farsi vedere.

Per quanto riguarda il peso di pregi e difetti certamente Francesca Marzia saprà regolarsi ancora meglio in futuro.
Detto questo, sono soddisfatto di averlo letto e credo valga la pena di chiudersi in quegli interni claustrofobici e correre il rischio del batticuore correndo per una strada milanese cercando di afferrare un tram (o di scendervi).


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