LIBRI E RECENSIONI. CLAUDIA ROTH PIERPONT - ROTH SCATENATO

LO SCRITTORE CHE AMIAMO

Recensireilmondo





Philip Roth ha visto da vicino Bellow e Updike, e probabilmente non ha voluto andare così lontano, non ha accettato compromessi con la propria età, con il naturale e doloroso processo di invecchiamento delle proprie cellule.
Il suo ultimo messaggio in forma di storia è stato Nemesi, un grande romanzo di piccole dimensioni (in linea con l´ultima produzione rothiana), un concentrato di alta qualità, una maniera di dirci "finché ho potuto, ho dato tutto", senza - per esempio - l´imbarazzo (non percepito, non percepibile se non dall´esterno, e per questo forse più grande) di doverci dar da leggere un Ravelstein, opera ahimè senile, a mio modo di vedere, del grande amico Bellow.

Insomma: Roth non vuole più pubblicare, e per questo è tanto più importante avere in mano questo libro.
Che non è un puro libro di critica. Non è una biografia. Non è un´agiografia. Ma a tratti sembra tutte e tre le cose.

La migliore qualità di questo libro risiede nella capacità dell´autrice (omonima di Roth ma non parente) di fare un passo indietro e non diventare mai compiaciuta protagonista. Al centro della scena vengono meritoriamente lasciati Philip e la sua opera. La Pierpont fa anche un lavoro abbastanza schematico e strutturato, ma non per questo freddo. Ci viene presentata la "carriera" di Roth attraverso i suoi libri, come sono nati, cosa raccontano, quali sono pregi e difetti, come fu la ricezione critica, come reagì il pubblico.
Come per ogni scrittore, i libri si legano quasi indissolubilmente alla biografia, ed ecco allora i grandi temi (e le grandi polemiche) che hanno accompagnato l´opera di questo autore: Portnoy e la comunità ebreo-americana, Quando lei era buona e l´atteggiamento verso le donne, Ho sposato un comunista e la risposta alla biografia di Claire Bloom. E ancora altro.

Se si è amanti di Roth, questo libro dà emozioni indicibili perché te lo fa rivivere, ti fa entrare nel suo laboratorio, volendo ti ricolloca e illumina passaggi (dei libri, del suo percorso) che non avevi compreso completamente o che hanno ancora qualcosa da dire.

Se non si è amanti di Roth o non lo si è ancora letto, immagino (ma non sono certo) che faccia venir voglia di leggerlo.

Ripeto: non è un puro libro di critica (ma riporta interessanti pareri in merito, evitando quindi l´effetto just one voice, cioè che sia solo la Pierpont a giudicare).
Non è una pura biografia - e per fortuna, ci vengono insomma risparmiate le evitabili minuzie tipiche del genere.
C´è una parte agiografica, nel senso che all´autrice Roth è evidentemente simpatico (chiaro, sono amici). Viene fuori il ritratto di un grande della scrittura, ma anche un grande umanista, una persona divertente, corretta, assetata di vita, ben diversa dal ritratto che ce ne ha tratteggiato ad esempio la Bloom nella sua, di autobiografia.
È un limite questo? Oh non so, anche a me piace trovare simpatico Roth, e peraltro il libro riporta comunque come voci esterne e contraddittorie (puntualmente confutate) quelli o quelle che invece non apprezzavano particolarmente il nostro scrittore.
Mi rispondo da solo: è un limite, ma non lo è nel senso e nei termini della lettura che ne ho fatto io, una lettura da adepto, diciamo, lo potrebbe essere invece se ci si avvicinasse a questo libro essendo programmaticamente ostili allo scrittore di Newark, ma non lo ritengo probabile.I detrattori eviteranno, insomma. O leggeranno se costretti.
D´altra parte credo che esistano (ormai) pochi dubbi sulla statura da canone occidentale di Roth, per cui penso sia anche giusto che escano testi che - curandone comunque in maniera rigorosa l´opera e il suo posizionamento nella letteratura contemporanea e del ´900 - abbiano un carattere volutamente elogiativo. Alla critica e ai manuali di letteratura americana andrà assegnato invece il compito di analisi più secche e distaccate.

Concludo però con un elemento sentimentale vista questa ultima endovenosa di teoria: le pagine finali sul Philip Roth che ha deciso di non pubblicare più, che si vede invecchiare ma è ancora pieno di vita, di voglia, di arte, di scrittura, che vede gli amici andarsene ed è sempre più solo nella sua casa del Conneticut, ma che non per questo si perde d´animo e ci lascia (da queste pagine) nella maniera in cui ci lascia (evito lo spoiler) sono semplicemente emozione pura e - probabilmente per l´interazione tra autrice e soggetto trattato (la prima deve elevarsi, per poter descrivere il secondo) - anche grande letteratura, per quel che mi riguarda.

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