LE ANTICIPAZIONI. AUTO-ANTICIPAZIONE DI COME IN UNA BALLATA DI TOM PETTY (MARCO PATRONE)

PRO DOMO MEA


Marco Patrone


In attesa che esca, sarebbe forse FATALE non usare il MIO Blog, pro DOMO MEA, ovvero per parlarvi un po´del mio romanzo.

Che poi è il primo di una ideale trilogia che ebbe il titolo di lavorazione "Manuale di coaching personale".

Il "Tom Petty" è il primo e il più spontaneo (ma non spontaneista), breve e probabilmente autobiografico dei 3. Ed era anche giusto iniziare con questo, secondo me, come a "tirar fuori" quello che è il nucleo tematico (paroloni) della faccenda.

Di cosa si parla? Ecco, io credo che sia qualcosa che si situa nel mezzo finora poco esplorato (spero non perché poco interessante letterariamente) tra i due estremi che vedo molto frequentati dalla giovine letteratura italiana.
A un estremo c´è il romanzo sul precariato: penso a Ricuperati, a Frascella, Desiati, volendo anche a M.Signorini. Il tema è chiaro e lo riassumerei così: non guadagno, non ho un ruolo nella società, non posso pianificare il mio futuro, non ho identità e me la devo creare in una maniera differente.
All´altro estremo c´è il romanzo “apocalittico” sui Re del Mondo, io lo chiamo romanzo post-Lehman, è di derivazione americana (e a mio parere è una declinazione del romanzo disfunzionale alla Franzen o alla R.Powers) e mi vengono in mente Latronico e l´ultimo Siti.
Qui il tema è quello dei padroni del mondo, della loro avidità di soldi e potere, dei problemi morali che questo comporta – e infine della salutare (per il lettore) e catartica caduta.

Ecco, io vorrei però non trascurare le persone normali. Chi sta nel mezzo. Magari Dirigenti o anche quadri d´azienda, o piccoli-medi imprenditori, o persone che si sono messe in proprio, gente che da una parte guadagna 3.000, 4.000, 5.000 € al mese (e un precario genovese direbbe “scignuria!”) ma certamente non tira nessun filo dei destini finanziari o politici o altro del mondo.
Ed eppure gente che di solito deve vivere nel mito della reperibilità costante, della inevitabile politica che ha luogo nel palazzo dei veleni di ogni azienda; persone che quando mollano un secondo sul versante familiare dedicandosi al lavoro vengono accusati (tipicamente dalla moglie, se maschi) di trascurare la famiglia stessa, e se fanno il contrario si attirano il sospetto di sedersi su allori che a loro volta si immaginano inesistenti.
E tutto questo per cifre che ti permettono un tenore di vita buono, a volte ottimo, ma non ti cambiano la vita e non ti proteggono da lei, l´accompagnatrice silenziosa della nostra modernità: la paura del futuro.
E´un insieme di persone tipicamente a rischio stress e a volte burn-out, e che ogni tanto fantastica di romantiche fughe, di un´altra vita possibile da qualche altra parte, di mollare tutto, di dargli uno schiaffo morale, a quelli che cercano di incanalarti su un percorso già segnato!


Ecco il significato della trilogia. 

Sono 3 crisi di tipo diverso, quelle che i miei personaggi vivono.  
Nel "Tom Petty" assistiamo a quello che pare essere un classico esaurimento nervoso, che dà il via a una fuga ideale in un´adolescenza perduta, o un´adolescenza di occasioni perdute. La fuga è ideale ma anche geografica, prima in Versilia e poi On the Road - in Europa, attraverso il Norditalia, la Germania...come in una ballata di Tom Petty, appunto, ma su strade più strette e meno liriche.

Il secondo (working title "Noi due al centro") vede la crisi paciosamente consolidata. Lui (che è presente anche nel primo) si sente bloccato e polveroso in un lavoro e una relazione che non sente più propri, Lei è invece una event-managerin piena di entusiasmo, insicurezza e speranza. I due si incontrano, forse si scontrano (come in Kiss me Licia) e provano (forse) a costruire qualcosa di differente da ciò che hanno. Il tutto in una Milano solo apparentemente accogliente...

Il terzo (working title che non svelo - chiamiamolo CAA) vede la crisi giocata in un microcosmo ideale, quello di una crociera "aziendale", Lui ci partecipa col figlio per provare a recuperare un rapporto usurato, ma non ha fatto i conti con la sua natura, con la sua (nuovamente) voglia di fuga, che si esprime in questo caso in una situazione decisamente Lolitesca. Immaginata, probabilmente. Un film mentale. Chissà come finirà.






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