LIBRI E RECENSIONI. MICHAEL CHABON - TELEGRAPH AVENUE

IL GENERATORE DI INVENZIONI POSTMODERNE


Telegraph Avenue su Recensireilmondo




QUESTA É LA RECENSIONE TRADIZIONALE

Questo di Chabon é un bel libro, un bel romanzo tradizionale.

Chabon é un vulcano di fantasia e invenzioni (a volte quasi eccessivo, a dire il vero, nel cercare il dettaglio arguto, lo scarto che stupisce, la metafora "laccata").
Parlo di romanzo tradizionale perché é una solida e robusta "storia" di personaggi, senza eccessivi voli nella sperimentazione, l´opera di uno scrittore che crede ancora nelle storie, si direbbe, nella loro potenza e se vogliamo anche nel loro potere di illustrare senza spiegare, di esemplificare senza stereotipare.

É anche una grande dichiarazione d´amore per la negritudine, per il proverbiale melting pot di cui la strada del titolo é un po´il simbolo, e per la musica (soprattutto il jazz).
C´é anche un aspetto fortemente politico (la resistenza verso la serializzazione e la "gentrificazione", il mantenimento della individualitá) che però non prevale mai sul puro amore per la descrizione e per i personaggi - a parte un clamoroso endorsement per Obama.

É un libro secondo me decisamente riuscito (anche se poteva forse essere più breve) e dove - nonostante come dicevo qualche manierismo dovuto alla volontà di stupire a tutti i costi - pulsa comunque un cuore sentimentalmente romanzesco (o romanticamente sentimentale, nel senso piú ampio possibile).

QUI FACCIO QUALCHE ELUCUBRAZIONE IN PIÙ

Alla fine Chabon é un romanziere postmoderno? Un figlioccio di Pynchon? Cosa é il Postmoderno, alla fine? Forse é solo una categoria di comodo, che magari qualcuno più bravo di me ha già superato.
Però un collegamento tra (ad esempio) un Pynchon e un Chabon lo vedo e mi sento di farlo, a scopo illustrativo.

Allora: di solito uno dei tratti distintivi che si evidenziano nella narrativa postmoderna é il disincanto dello scrittore rispetto a delle storie e delle Storie che non possono essere veramente raccontate o addirittura capite. Non con mezzi tradizionali e onesti. Non senza ammetterne la inconoscibilitá, oppure l´ambiguitá.
Non posso raccontare una storia, e allora perdo linearitá, moltiplico i punti di vista e le interpretazioni, premo il pedale della bugia (storica) e della paranoia.
Eppure, eppure in Pynchon io leggo anche tantissimo incanto per la narrazione, per il puro gusto (quasi aedico) del racconto. Dare un´ interpretazione paranoica della Storia non significa essere impossibilitato a raccontarla, piuttosto appunto essere costretto a seguirne rivoli imprevedibili, per non perdersi neppure una realtà possibile (o minuta, o anarchica) e degna di essere raccontata. Di essere amata, nella sua minuzia, forse.

Perfino in un autore considerato normalmente "freddo" e imbevuto di teoria come Barth io vedo molta humanitas, amore per i personaggi. Il fatto che il personaggio sia allo stesso tempo un uomo e uno strumento del mestiere nelle mani dello scrittore, come un compasso o una matita perfettamente temperata, non lo rende meno forte. Un po´come ne "La vita; istruzioni per l´uso" di Perec. É un puzzle, ma un puzzle in movimento. I colori che vedi nei singoli pezzi sono vivi, e ci pensa lo scrittore a completarlo prima che tu (lettore) abbia messo i pezzi insieme. Lo completa per la nostalgia, quella che ti viene quando ogni storia si completa e chiudi il libro. Ma lo fa in anticipo.

Un´altra caratteristica attribuita ai postmoderni e (mi sbilancio) fortemente pynchoniana é il massimalismo. Libri mondo che non si negano niente, alcuna digressione, scienza, musica, canzoncine. Ci siamo capiti no?

In questo senso vedo Chabon (e anche Lethem, per ciò che ho letto di lui) solo in parte accostabili a Pynchon (e al postmoderno).
Certamente Chabon é uno scrittore massimalista, anche solo nella rigogliositá delle invenzioni, tanto da far dubitare che sia in possesso di una apposita APP generatrice di situazioni e nomi bizzarri, curiosi e postmoderni.

Altrettanto certamente (il certamente non é assoluto, si riferisce alla mia lettura della cosa) é un narratore tutt´altro che disincantato (anzi direi il contrario, é incantato)
E mi verrebbe da dire che Chabon crede assolutamente alla possibilità di raccontare veramente una storia. Questo "Telegraph Avenue" é secondo me un romanzo tradizionale che farebbe inorridire (se già non l´ha fatto) uno Shields con tutte le sue teorie sulla Fame di Realtà.
Ma avercene, romanzi tradizionali scritti in questo modo, e cosi pulsanti, come un Powers, per esempio, meno di un Pynchon, e lontanissimi (per fortuna) dalle sperimentazioni autoreferenziali di un ultimo Everett.


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