LIBRI E RECENSIONI. ARNON GRUNBERG - IL LIBERO MERCATO DELL´AMORE

IL PG E IL CINISMO


Il libero mercato dell´amore




Questo libro aveva tutto per attrarmi fin dal titolo (a parte che l´originale é Pelle e Capelli, in questo caso trovo l´italiano più evocativo e rispondente) e dalla trama.
E infatti mi é piaciuto.
Grunberg (olandese) é romanziere sveglio, svelto e moderno, un Houllbecq depotenziato e non perverso, un McEwan definitivamente disilluso.

Il libero mercato dell´amore; si parla di ciò che il titolo promette. Del PG (Puttanaio Globale), di adulterio, di cinismo. Di come i rapporti si stiano sciogliendo. Cosa stanno diventando i rapporti interpresonali e amorosi? Scambi economici, sembra essere la tesi di Grunberg. La società del benessere, l´allentamento della morale, la promiscuità: un mondo di stupendi e asettici rapporti aperti dove é possibile raccontare alla ex-moglie ciò che si fa con l´amante, e all´amante ciò che si fa con la seconda amante.
Tutto perfetto quindi? Il sogno libertino realizzato? L´Harem fatto occidente?

No, non é così semplice, e nel diffuso cinismo che caratterizza il libro, Grunberg procede nel finale introducendo scarti di inquietudine (fino a far pensare a un finale thriller, non vi dico se si realizza o no) e mostrando che no, nulla é gratis, signori miei. L´anima non é gratis. L´anima esiste, perfino per un cinico (adorabilmente antipatico) come il protagonista, il piacente professore universitario Oberstein.

Grunberg é molto bravo a far andare avanti il romanzo, il tono é volutamente monocorde e lievemente martellante, le descrizioni ridotte all´osso, prevalgono il dialogo e il ripetuto passaggio all´azione (specie quella erotica).
Tra i perdonabili difetti: forse un eccesso di misoginia. Per quanto Oberstein possa apparire ripugnante nella sua freddezza utilitaristica il lettore (uomo) si trova quasi a parteggiare per lui e a considerarlo vittima delle donne. E tra i personaggi femminili non se ne salva uno.

Misoginia a parte, bravo Grunberg che infatti si sta conquistando un suo spazio europeo, continuerò a seguirlo, e a farmi istruire sulla moderna malattia di voler tutto, ma proprio tutto. E su come evitarla. Prevenirla. Ahimè, curarla.


PS. Incuriositi? Allora provate a recuperare la recensione di Covacich sul Corriere, che ne parla con una capacità chiaramente superiore alla mia, per farvene un´idea ancora più precisa.

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