LIBRI E RECENSIONI. JAROSLAW IWASZKIEWICZ - NOVELLE ITALIANE

CLASSICO E OBLIQUO

scrittore polacco



A volte a partire da spunti particolari trovi piccole gemme inaspettate: in questo caso lo spunto particolare é stato il mio interesse per questa piccola casa editrice siciliana - 21 Editore - e la curiosità di vedere cosa si nascondesse dietro queste "Novelle Italiane" del polacco (da noi certo non particolarmente conosciuto) Jaroslaw Iwaszkiewicz. Una sorta di mix tra fiducia (per un piccolo editore appena nato) e sfida (alle mie consuetudini, non leggo molti racconti, so poco di scrittori polacchi, e il titolo dal sapore classicista avrebbe dovuto spaventarmi).

Ho appena detto "classicista" e di templi, monumenti, scorci italiani "estetizzanti" come ci si aspetta dal turista/viaggiatore che viene dal Nord questi racconti sono pieni. Eppure.

Eppure alcuni di essi (non tutti, ma fa parte del gioco) sono davvero delle piccole gemme di malinconia, ricordo e rimpianto (l´autore era un grande fan di Proust) dove la descrizione "aulica" del nostro paese é sfondo e pretesto. Sfondo privilegiato per parlare di sentimenti (amore, amicizia, coraggio, illusione) e pretesto per la riflessione esistenziale, questi racconti sono nati durante la seconda guerra mondiale ma Iwaszkiewic - andando controcorrente, se vogliamo anche coraggiosamente - tiene i campi di battaglia lontani dal suo scrivere. Eppure il senso di fine, di catastrofe imminente, di minaccia sono ben presenti in queste storie pur lievi, pur vivaci, pur colorate, pur divertenti - in senso non tradizionale, certo. Da qui l´obliquitá: non si parla di guerra, ma c´é tutta la fragilità dell´uomo "moderno", l´interrogazione su se stessi, sui rapporti con gli altri, sulla propria reale volontà, sul destino e la vera possibilità di sfuggirvi.

Tra i vertici direi Merletti Veneziani 2 (come un Modiano vissuto 30 anni prima e di stanza nella città lagunare), Congresso a Firenze (con tratti comici davvero riusciti e una rappresentazione sapida del capoluogo toscano) e il gran finale "nostalgico" di Una notte persa. In generale comunque il livello é molto alto. Non credo che nei nostri tempi ricchi di generi e letterature e contaminazioni rimanga spazio per dare attenzione a uno scrittore orgogliosamente novecentesco (non certo un innovatore) come questo polacco, eppure mi pare che la stoffa e la capacità siano da scrittore di razza (come probabilmente é considerato in patria). Ampiamente consigliato.

Commenti

  1. Grazie Marco, anche questa volta hai catturato il mio interesse. Spero di poterlo leggere prima poi!!!

    Monica Cozzi

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