LIBRI E RECENSIONI. YASMINA KHADRA - LE RONDINI DI KABUL

L´ORATORE E LO SCRITTORE


Scrittore algerino francese




Da PordenoneLegge sono passati circa due mesi ma - ahimè - mi sembra ormai lontana nel tempo. Anche troppo lontana.
Tuttavia, non volevo lasciar cadere il tema Yasmina Khadra.
Non lo conoscevo (come molti, pensavo fosse donna), era lì per presentare "Gli angeli muoiono delle nostre ferite" (Sellerio), libro di ambientazione algerina, di tema boxistico, ricco di passioni, destini segnati e svolte come tipico di questo autore (e di molti altri, chiaro).

Al di là del libro, dalla presentazione é venuto fuori il suo personaggio. Ex-ufficiale dell´esercito algerino, Khadra ha dovuto scrivere sotto pseudonimo femminile per poter romanzare la guerra civile algerina, la situazione del suo paese. Dopo la rivelazione della sua vera identità, é stato anche accusato di opportunismo. O di doppiezza (cosa ha fatto come ufficiale algerino? di che delitti si é macchiato?).
Khadra vive ora in Francia, dove continua a raccontare di integralismi, corruzione e storia insanguinata del suo paese e del mondo arabo in generale.

A Pordenone lo scrittore aveva l´atteggiamento sicuro di sé che ha chi é consapevole di aver fatto qualcosa di grande, di aver combattuto ed essersi imposto, insomma.
Un istrione: uno che come ricetta contro i fondamentalismi propone il continuare a raccontare storie (ah, la fiducia nella letteratura).
E un´altra cosa in cui mi trova concorde: l´estremo amore per le donne, la convinzione della loro superiorità rispetto al maschio.

Affascinato dalla sua conferenza (di cui - ormai lontana nel tempo - ometto molti particolari) mi ero chiesto come scrivesse, come traducesse queste sue urgenze nella pagina scritta.
Mi ero anche chiesto quanto il ruolo di scrittore autorizzi a far valere (o pesare?) la propria visione del mondo. Chiaramente Khadra per la sua storia può apparire legittimato a parlare di guerre, mondo arabo o nordafricano e fondamentalismi.
Ma la mia questione era più generale, e chiaramente é destinata a sfociare in un dibattito. Non c´é risposta univoca.

Ho trovato quasi per caso a casa dei miei genitori un suo romanzo di qualche anno fa: "Le rondini di Kabul" (Mondadori). Segnalo che Khadra é diventato famoso con una serie di gialli usciti a cavallo del passaggio di secolo, quindi può essere che la sua scrittura abbia passato diverse fasi, si sia evoluto (o involuta) o abbia assunto diversi registri a seconda dei romanzi
Ma la premessa mi é necessaria per dire che da quanto ho letto, Khadra é sicuramente un grande comunicatore, ma non un grande scrittore.

La storia e l´ambientazione ci sono. Una Kabul martoriata dal fondamentalismo, dai talebani, dove ogni libertà si é dissolta, le donne si sono trasformate in ombre con il Burqa, flagellate dal sole a picco, e gli uomini devono decidere tra viltà/umiliazione e opportunismo/crudeltà. Decidere da che parte stare.

In questo contesto vagolano alcuni personaggi, vittime del proprio destino, amareggiati, il carceriere Atiq, che ha perso qualsiasi gusto della vita, e l´ex-borghese Mohsen, alla ricerca di una maniera di vivere ancora, di vivere nel modo in cui lui e la moglie Zunaira potevano fare prima della vittoria dell´integralismo.
Il riscatto sarà chiaramente impossibile.

Ma se nel tratteggiare una Kabul soffocante, polverosa, incrudelita Khadra ha ottima mano e vince facile, perde secondo me dal punto di vista del linguaggio e dei pensieri messi in bocca (o in testa) ai personaggi. Il tono si fa barocco e sentenzioso, ti ritrovi a pensare che lo scrittore vuole dimostrare delle tesi, ma che nessun essere umano si esprimerebbe in quel modo.
Forse lo scrittore si attinge a scritture pre-moderne, a linguaggi manierati e fuori dal tempo, a modi di concepire il racconto come parabola, nella quale i personaggi giocano un proprio ruolo quasi teatrale, pronunciare la frase giusta al momento giusto, perché in quella direzione deve risolversi il racconto con il suo insegnamento morale.

Ho letto pareri in Rete (la traduttrice di Khadra) che rilevano un eccesso di barocchismi anche nelle opere di maggior successo dell´autore. Non so se leggerò altre cose, sono comunque soddisfatto di averlo "provato" (e come si rileva sopra, il parere non é del tutto negativo), di sicuro determinate Storie meritano di essere raccontate, il resto é una questione di stile e - fin qui - Khadra ha dimostrato di averne di piú come oratore.

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