BRUNCHALBUIO DA LONGANESI. CON DONATO CARRISI

I GENERI E LA DISTRUZIONE DI PROUST

Brunchalbuio da Longanesi

Ma c´era bisogno di distruggere Proust?

Questo é il mantra scherzoso che mi accompagna dopo aver assistito al Brunchalbuio, da Longanesi, con Donato Carrisi.
Carrisi é simpatico, espansivo e istrionico. Ha quella sicurezza di se stesso che nasce dall´aver fatto qualcosa che riesce a pochi, partire da Martinafranca con la passione della scrittura, diventare sceneggiatore per la Rai e no - non fermarsi lí. Diventare scrittore di genere (Thriller) venduto in Italia e all´estero. Un thrillerista stimato e un bestsellerista. Roba non da poco.
Chiaro che ti fai delle opinioni forti su te stesso e il mondo che ti circonda.

Quello che mi piace dei Brunch é la maniera in cui viene affrontato il rapporto tra letteratura alta e (presunta) bassa, quindi tra il Romanzo-Romanzo e i generi.

Carrisi é autore di genere, e se ne vanta. Come alcuni altri dice di essere "un narratore, non uno scrittore" e un "cacciatore di storie, che sono dapperttutto".

Ma c´era bisogno di distruggere Proust?

Con la frase su Proust ("ma poi chi lo legge Proust?") e l´altra che faceva più o meno così "ma poi uno perché deve scrivere di se stesso con tutte le storie interessanti che ci sono" Carrisi ha liquidato il sommo scrittore francese e tutta la tendenza attuale all´autofiction, ma va bene, credo di aver capito il senso.
Cioè era una sorta di ribellione verso il lettore snob e lo scrittore tormentato e arrovellantesi. 
Leggere é divertente ha detto Carrisi, e come non concordare?

A me comunque Proust diverte, e poi era un figo, e la Ricerca é un´opera figa, ricca di inventiva, Proust ha scritto di sesso e amore come pochi altri, invito tutti a leggerlo senza pregiudizi.

Ma no, ok, non é questo il tema. Torniamo a Carrisi e alle sue forti opinioni, alcune affermazioni da approfondire e discutere:

1) Una volta noi italiani eravamo ad esempio nel cinema forti nei generi, Leone e il western, il poliziottesco, la commedia all´italiana. Ora si é perso quel gusto, il gusto di raccontare storie fatte bene.

2) E quando quasi miracolosamente si fa qualcosa che viene apprezzato all´estero - vedi La Grande Bellezza - in Italia lo snobismo di massa (gran bella espressione) lo distrugge. La tendenza (e qui sono d´accordo, l´ho vista sui social, ad esempio) é quella "ma che schifo, ma che cagata, neanche lo vedo" opppure "l´ho visto, che cagata" (scuserete la terminologia) senza mettere in discussione che il difetto non sia nell´opera, ma nella competenza di chi lo guarda.
Secondo Carrisi La Grande Bellezza ha rinnovato interesse nelle storie italiane, nel cinema italiano, e in quanto tale andrebbe sostenuto, o se non altro valutato senza pregiudizi

Poi ok, la colpa di tutto questo scadimento é stata data chiaramente al Fattore B e alle sue televisioni, una sorta di invito all´ignoranza, ma questo Blogger si occupa di libri ed é troppo piccolo per addentrarsi in questo discorso latamente politico.

Ma c´era bisogno di distruggere Proust?

Ora, sto parlando poco di Carrisi e dei suoi libri, ma lui stesso ne ha parlato poco. Anni fa lessi mi pare nell´ambito di un´iniziativa di Internetbookshop l´incipit del suo primo grande successo, Il Suggeritore. Tecnicamente ineccepible, un buon Thriller, che poi non completai non ricordo perché. Lo riprenderò in mano. Come l´ultimo. E senza pietà li confronterò con le storie ad alta tensione che mi piacciono, i vari Nesbo, Winslow etc...(anche se questi sono più giallisti che thrilleristi).

Il romanzo che si presentava da Longanesi era l´ultimo Il cacciatore del buio.

Carrrisi ha ammesso senza difficoltà che uno dei suoi modelli e anche sostenitori fu Giorgio Faletti. Insomma siamo all´interno del genere e ficcáti dentro la seguente dialettica: pfui, robaccia commerciale vs. io provo a leggere di tutto e basta con i lettori snobboni!

A parte gli scherzi e gli eccessi sopra riportati (parzialmente bilanciati dall´ammirazione dello scritore per Gadda), é sano credo che uno sceneggiatore e scrittore di mestiere (e lo dico senza alcun intento svalutativo) dia le sue opinioni, forti, sulla scrittura appunto non come scavo interiore, arrovellamento e tormento bensì come tecnica applicata alle storie da raccontare.
Lui si vede in effetti come un "medium tra storia e pubblico". Insomma vede il suo ruolo nel narrare bene una storia "catturata" da qualche parte e portarla al pubblico stesso. E da quel momento, parole sue, la storia é del pubblico.

La storia é del pubblico - affermazione forte - e l´editore é un embrione che protegge lo scrittore da se stesso. Dopo aver liquidato Proust e l´autofiction, con questo Carrisi fa piazza pulita di tutta la tendenza attuale al self-publishing (che io personalmente vedo in effetti come un ripiego, l´ammissione di una sconfitta, insomma).

Ora, é fisiologico che in una casa editrice come Longanesi si incontrino soprattutto abili artigiani del libro, del genere, e lo dico anche qui senza voler minimizzare (anzi! esserne capace), detto questo Carrisi ha avuto una notevole capacità di parlare chiaro che ha appunto acceso un´interessante discussione sullo snobismo di massa e così via, vedi sopra.

Da parte mia e per quel poco che conta, sono per l´assoluta inclusivitá, leggo Proust non perché voglio far colpo sulle ragazze in qualche bar bohemienne dove mi guardo intorno spaesato con il mio taccuino e la Recherche sperando che qualcuna mi chieda "che hai?", per rispondere poi - tormentato - "Niente", bensì perché mi diverte, e ho letto perfino Volo per farmi un´opinione mia.

Quindi ben venga la discussione. Magari non é tutta colpa di Berlusconi. Ben vengano i nostri scrittori tradotti all´estero, insomma un po´di orgoglio nazionale per quanto concerne storie che sono semplicemente ben fatte (cosa che verificherò quanto prima leggendolo) e ben covate dall´editore.E come sempre i Brunch sono utilissimi per rilfetterci un po´su (inoltre si mangia bene e si sta insieme a gente simpatica a parlare di libri - ditemi poco!).

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Nota folkloristico/paesaggistica 1: Carrisi ha affermato che scrivere uno dei suoi libri tra documentazione, viaggio e consulenze costa attorno ai 100.000 €, forse di più. Questo io lo prendo come un elogio della professionalitá, per non andare in libreria con cose abborracciate e piene di incongruenze.

Nota folkloristico/paesaggistica 2: Non si offenda nessuno, ma la tendenza che avevo riscontrato a Pordenonelegge con la categoria del Domandatore sugli scudi si é fatta ahimè sentire per la prima volta anche nei Brunch di Longanesi.
Dico solo che

1) Una domanda dovrebbe prendere MENO tempo di quello che si presume possa prendere la risposta dello scrittore

2) Una domanda dovrebbe essere una domanda. Cioè a un certo punto all´affermazione deve sostituirsi un punto interrogativo

3) Bisognerebbe dare il tempo allo scrittore di rispondere e non "parlargli sulla voce"





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