I MIEI SCRITTORI. CHUCK PALAHNIUK NEL BENE E NEL MALE

CONTROVERSO, GENIALE, INCOSTANTE






Palahniuk è uno scrittore (uno dei non pochi) verso il quale nutrivo una notevole e sana diffidenza. Un po´ Fight Club, che - essendomi fermato in superficie - semplicemente mi sembrava una storia di gente che si piglia a cazzotti.

E poi vi sfido a leggere le quarte di copertina dei suoi libri e a non essere un po´diffidenti. Sembrano storie tutte un po´ estreme, veramente troppo specifiche, semplici storie di stranezza o violenza o perversione. D´altra parte Pala è uno scrittore che vive dell´espediente (poi vedremo come).

Come sempre è di solito un amico o un´amica quello/a che mi fa superare i pregiudizi, in questo caso un´amica che mi ha detto mirabilia di Soffocare portandomi a leggerlo e facendomi fare un´esperienza, beh, davvero forte (non mi viene un termine migliore).

Con Soffocare ho scoperto sì il pornografo e provocatore che mi aspettavo, ma ho scoperto un pornografo provocatore utile.

Di base c´è uno stile potente, che per le iterazioni mi ha ricordato DeLillo sotto anfetamine, e per l´elettricità un Amis a cui abbiano dato il compito di riscrivere un numero intero di Le Ore (la rivista, non il romanzo su Virginia Woolf). Poi nella trama ci ho visto anche rimasugli di Pynchon (es. la madre sessantottina ossessionata dalle false verità).

Al di là di questo, il romanzo ha sottotraccia una sua morale - dietro il sesso e le provocazioni e la ricerca dell´effettaccio c´è un´amicizia virile, c´è amore e affetto per i personaggi e non manca addirittura una parvenza di lieto fine.

Insomma, ho scoperto l´opera perversamente godibile di uno scrittore vero.

Per cui...per cui NON POTEVO NON passare alla sua opera più conosciuta e credo apprezzata, ovvero Fight Club. Chiaro, qui - scrivendone - sto contravvenendo alla prima regola (lo scrivo io prima che me lo faccia notare qualcuno).

E ho avuto la conferma che - a suo modo - Chuck è un grande.

Vedi alla voce: era il suo romanzo di esordio.  Vedi alla voce: era il 1995.
Anche qui la sua scrittura semplice e (ma) martellante.
E i diversi livelli di lettura, dietro il sembiante trucido e perverso: e quindi un romanzo che è allo stesso tempo prodotto di spassoso intrattenimento e critica cieca balorda e nichilista al consumismo e ai valori (mancanti?) della società americana.

Poi la cosa più semplice è affezionarsi a personaggi tanto uncool da essere cool (dimenticando che nel film a interpretarlo c´era un supercool come Brad Pitt) come Tyler Durden, a una svitata come Marla, al protagonista (...)

Altro livello di lettura: Pahlaniuk ha uno sguardo realmente storto e folle sulle cose, e quindi può essere di aiuto - per ampliare gli orizzonti e lateralizzare - per chi si cimenta nella scrittura creativa.

Mi sentirei di dire che c´è anche una forte differenza tra il Pala urgente dei primi libri, la voglia di raccontare questa propria disperazione (evidentemente autobiografica - tornerò su questo punto) e quello degli ultimi, diciamo dal 2005 in poi - evidentemente pacificato - tolta la disperazione, rimane il giochino, divertente per carità ma sempre di giochino si tratta. 

Della sua prima produzione a parte i già citati Fight Club e Soffocare fanno parte anche Survivor e ci metterei pure Ninna Nanna, prendendo appunto come spartiacque il 2005, come a dividere la sua produzione in due decenni, all´incirca.
Survivor è un Pala piuttosto ispirato, si parla di sette e dell´ossessione americana per il Marketing e il Personal Marketing (in pratica: la vendita di se stessi), l´invenzione qui (abbastanza ininfluente) è il "conto alla rovescia" con le pagine e i capitoli che vanno a ritroso, ma appunto la qualità maggiore del libro sta nell´aspetto satirico, nello scavare a fondo in questa mentalità malata a stelle e strisce, laddove si cerca di creare denaro e occasioni di trattativa commerciale laddove non c´è nulla da vendere. Nulla più.

Meno pugno dello stomaco rispetto ai suoi "capolavori" ma comunque godibile, e ancora di più lo èNinna Nanna, qui lo scrittore è partito da uno spunto autobiografico (la condanna a morte dell´omicida del padre, lo scrittore - contrario alla pena capitale - che partecipa alla decisione nel processo) e in effetti uno dei temi del libro (assieme al rumore, e al tema risaputo del virus che viene dal nulla, vedi L´ombra dello scorpione o tutta la cinematografia in merito) è il libero arbitrio, il potere di donare la morte, un Chuck nuovamente meno dirompente, meno sessocentrico, ma decisamente convincente, arguto e ben costruito, oltre che particolarmente sentito e sentimentale.

Di quella che definisco la prima produzione fa anche parte Diary (del 2003) potenzialmente interessante ma alla fine contorto e poco ispirato, da una parte si apprezza il tentativo di cambiare le carte in tavola con una scrittura se vogliamo più normale e aperture più liriche, dall´altra parte l´ingarbugliamento della trama giallo-complottistica alla fine lascia freddi e questa riflessione sul significato dell´arte e il rapporto creazione/sacrifricio rimane fondamentalmente sterile.

Ancora peggio la mia prima esperienza con il Palahniuk tardo, ovvero Pigmeo - incautamente selezionato nella sua produzione abbastanza fitta - è stato invece un flop, e credo che questo abbia a che fare con il fattore biografico che dicevo prima, un´infanzia difficile, una famiglia disastrata, e quindi una forte urgenza di dire delle cose che  con il tempo e il successo si attenua, e venuta meno quella rabbia resta il mestiere, ma solo con il mestiere a volte non si salva una storia, specie se è fondamentalmente sempre la stessa.

Come dice Bill Pullmann/Il Presidente in "Independence Day" - Non ho tempo per queste cose (la citazione è per indispettire l´anticapitalista Palahniuk).
Lo spunto di questo libro sta nel linguaggio volutamente sgrammaticato del protagonista "Pigmeo/Operativo me" bastavano (forse!) per un racconto di 15/20 pagine ma così - nel respiro di un romanzo - affaticano inutilmente e dico inutilmente perché si capisce subito dove si va a parare, una sorta di ennesima satira della società americana, filtrata dallo sguardo cinico e integralista di Pigmeo. Lo sappiamo già, insomma, e non c´era motivo di indispettire e rallentare il lettore a quel modo. Non in un romanzo. Non in questo modo. Al limite, linguaggio impervio per linguaggio impervio, meglio riprendere Horcynus Orca.

Gang Bang - precedente a Pigmeo - è visto il tema (la pornografia, chiaro) almeno divertente, almeno ti stimola a essere letto fino alla fine, ma siamo appunto al giochino, al riprodursi artificialmente per continuare a scrivere, urgenza e sofferenza sono passate, di bombardamenti non ce ne sono più, qui ci sono magari scherzi carnascialeschi, bombette o petardi rumorosi ma sostanzialmente innocui (e qualche fastidiosa e stantia fialetta puzzolente).

La questione è ancora aperta: ci sono i racconti di Cavie, Invisible Monsters che è normalmente quotato e apprezzato, e poi Rabbia e ancora Dannazione e Sventura (gli ultimi) di cui ho sentito mediamente parlar bene.

Ma anche cosi, arrivati fino a qui, accontentiamoci (si fa per dire) perché Soffocare e Fight Club sono comunque piccoli grandi capolavori della nostra modernità, e insomma - come si suol dire con espressione trita ma efficace - avercene.

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