LIBRI E RECENSIONI.PHILIPP MEYER - IL FIGLIO

L´EPICA DEI VINCENTI

recensione di questo libro molto lodato



Romanzo stralodato, questo, in effetti convincente ma non perfetto.
Con Il Figlio, Philipp Meyer vuole costruire un´epica dell´america del sud, un´epica texana, e il suo esatto contrario, ovvero raccontare le violenze, le contraddizioni e l´avidità che si nascondono dietro il culto della natura, e degli animali, e il mito del self made man, e le tradizioni tramandate di famiglia in famiglia.

Costruisce questa epica raccontando 3 secoli di storia della famiglia McCullough - una sorta di versione letteraria "alta" della famiglia Ewing, se vogliamo - alternando le differenti voci, il capostipite Colonnello, Peter il malinconico, l´anello debole, Jeanne Anne, la donna che non era una donna.

Le infinite lotte (indiani, messicani, guerra civile), il petrolio, l´arricchimento, il maschilismo, l´educazione dei figli, c´è davvero tutto, nel ritmo fluviale, nell´andamento a folate di questa storia, tutto quello che contribuisce a smitizzare non solo la storia del Texas, ma io direi anche (tema non nuovo) a mettere in discussione le radici stesse degli Stati Uniti, radici sembrerebbe concimate a sangue e cadaveri.
Nelle tre voci dei personaggi Meyer é veramente molto abile, controlla con coerenza una trama complessa nel suo muoversi indietro e avanti nel tempo, dove non sono stato convintissimo è - sopratutto nei capitoli dedicati al Colonnello - una certa furbizia calligrafica nel descrivere con dovizia di particolari gli usi e costumi degli indiani, come a voler rimarcare la sua precisione "filologica", che però a volte diventa pedanteria.

E forse a un certo punto la storia di Peter prende una direzione non del tutto giustificata dagli eventi precedenti e anche qui un po´"furba" nell´economia del romanzo.

Sono comunque due elementi - quelli che ho citato - che impediscono al libro di diventare un must assoluto, insomma non siamo ai livelli di un Richard Ford (altro autore intento a comporre un´epica americana dal basso), ma vicini a quelli del bravo e trascurato Jim Harrison si.

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