LE ANTICIPAZIONI POSTICIPATE. TRE LIBRI APPENA USCITI

PERDENDO IL FILO

 

rubrica su Recensireilmondo

 

 

É come una rete da pesca, la maglia anticipatoria. Ogni tanto c´é qualche buco, e allora sfugge qualcosa del pescato, ma la metafora é imperfetta, perché se sfuggisse in mare non avrei nessuna possibilitá di ritrovarlo, e se sfuggisse nella barca mi sentirei inumano e crudele. Per farla breve, tre libri giá usciti, e non legati da niente in comune se non questo loro essersi sottratti alla rete anticipatoria.

Eppure c´é anche qualche altra fascinazione (ma quanto mi piace questa parola?)

Quando stavo in Ungheria qualche giorno in vacanza, a Pasqua, ero lí che approfondivo gli scrittori locali. Mi ero portato dietro Harmonia Caelestis di quel pazzo di Peter Esterházy (no, leggete le prime 120-130 pagine con il "Mio buon padre").
Poi ci sarebbe Peter Nadas. E l´americanizzato Sandor Marai.

Se fossi stato piú attento e avveduto invece di portarmi dietro Harmonia (che occupa pure tanto spazio in valigia), forse avrei pensato che c´é uno scrittore ungherese Premio Nobel ovvero Imre Kertész magari avrei avuto con me Essere senza destino, da poco "rilanciato" da Feltrinelli.

É un romanzo che definirei minore e maggiore allo stesso tempo. Minore perché pubblicato in patria nel 1975 e a lungo rimasto un segreto ben custodito (da noi la prima edizione e del 1999) e invece da molti considerata una testimonianza massima dell´olocausto, e della realtá dei lager, in questo caso originalmente giocata (filtrata, rivista) attraverso il romanzo di formazione.
Da recuperare, secondo me, approfittando della riedizione.

Ma vedete, vedete che i Link si trovano anche se non si cercano.
No, giuro che l´associazione tra i tre libri che sto presentando é quella che dicevo sopra, cioé li avevo nelle mie varie liste, non ne ho parlato e nel frattempo sono usciti.

Eppure anche il secondo testo che includo ha a che fare con la seconda guerra mondiale e il nazismo.
Una sorta di Guerra di Piero con lieto fine?
Lui si chiama Simon van Booy, é inglese ma risiede negli USA, ed é appena uscito da Neri Pozza "L´illusione della separatezza".
L´editore vicentino ha una certa affinitá per queste storie vagamente retró, europee o mitteleuropee, ancorate nella storia ma spesso scritte (in maniera solidamente tradizionale) da scrittori contemporanei e d´oltreoceano (un altro esempio é l´americano Erik Larson con Il giardino delle bestie). Non voglio parlare di un marchio o di una garanzia di qualitá, ma certo si puó guardare con attenzione a questa storia di guerra, resistenza, e solidarietá con il nemico (vedere sul sito dell´editore per piú dettagli e per i soliti sperticati elogi - qui la pagina sul sito di Neri Pozza ).


Vedete i Link? Non ne ero consapevole, ma rimaniamo in ottica attuale, e se vogliamo in un territorio di guerra, e in quello che lo scenario della guerra mondiale ha scatenato come conseguenze...ma non sforziamoli, questi collegamenti. Lasciamoli liberi di produrre i loro effetti. O anche di non farlo.

Parlo ora di Benjamin Tammuz, scrittore israeliano rimasto un po´all´ombra dei vari colossi della generazione successiva (gli Oz, i Grossman, i Yehoshua), forse semplicemente perché meno bravo, non so (ancora).
Il suo romanzo piú famoso é probabilmente il Minotauro, ma quello forse piú attuale (in senso davvero stretto) viene "rilanciato" (riedito) da E/O in questi giorni e si chiama "Requiem per Naaman. Cronaca di discorsi famigliari". Una saga generazionale che ripercorre la storia israeliana tra diciannovesimo e ventesimo secolo, passando attraverso la nascita dello stato di Israele e questa doppia anima ebrea, la concretezza politica, il potere economico, le idee chiare (fin troppo chiare, a volte) su cosa fare e come farlo, e l´anima piú sognante, spirituale e poetica,
Il tutto in appena 190 pagine scarse che immagino quindi molto intense.
Cito una frase trovata sul Web, per far capire l´attualitá del discorso e quindi forse la non casualitá nel fatto che questo libro sia schizzato fuori proprio ora, dalla mia lista

"il guaio è che quando dici che sei pronto a morire per un’ideologia, allora vuol dire che sei pronto a uccidere. E qui casca l’asino. Ogni ideologia è una licenza di uccidere, esattamente come è anche un invito al suicidio, o come la si presenta: la disponibilità a morire sacrificandosi sull’altare dell’Idea. Quindi ogni Idealista è un assassino, perdonatemi l’espressione. Oppure un suicida..."


Vero? (tbc)

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