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LA RUBRICA PIGRA E (RE)CENSORIA

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Colonna sonora Pop - Depeche Mode "Music for the masses"

Colonna sonora Classica - qualsiasi opera di Mozart

Fedele alla mia linea, quindi scrivere cose che vorrei e avrei voluto leggere, mi inoltro in una piccola - non esaustiva - guida ai supplementi letterari di quotidiani e riviste in genere, perché non di solo Internet e Blog si vive. Voglio dire, non tutti lo sanno svolgere, ma il ruolo del critico é (o sarebbe) importante, per quel quid in piú di documentazione e competenza che permette al semplice lettore di acquisire link e conoscenze e collegamenti e contestualizzazioni che altrimenti potrebbero (potrebbero) sfuggire.

Confesso che dalla "morte" di Pulp in poi mi sono sentito orfano. Le recensioni di Pulp - devo dire - non erano un granché, spesso democristiane o indecifrabili, ma tanto importanti erano invece le monografie e le interviste, e spero, spero ancora, spero sempre che qualcuno un giorno voglia riprendere quella esperienza. Se avessi mezzi finanziari e sopratutto tempo lo farei io.

Terminando con i pianti, inizio col Corrierone, e quindi La Lettura e Sette.
Si puó essere piú o meno critici, ma nel paese di orbi costituito dal modo in cui i quotidiani parlano  di letteratura, La Lettura del Corriere fa la figura del Monocolo, e quindi si distingue per varietá di temi, competenza e definizione dell´opinione, cioé nel 95% dei casi capisci quello che il critico pensa del libro (aiutato anche dalla valutazione finale a Stile, Storia e....Copertina).
Insomma nelle 3-4 pagine in cui si parla di libri (sorvolando su quelle grafiche incomprensibili che ci attendono prima), se ne parla veramente, c´é spesso spazio per i piccoli editori e insomma normalmente ci troviamo davanti a una buona molteplicitá di spunti e testi e segnalazioni, quello che uno come me si attende prendendo in mano un giornale.

Per quel che riguarda Sette, le pagine libresche (due) sono appannaggio di D´Orrico. Che é amato e detestato allo stesso tempo, ha le sue manie e idiosincrasie, mi ha fatto conoscere e approfondire autori importanti e allo stesso tempo prendere sóle memorabili (Cappelli, per esempio, e il suo esile e ridicolo Aglianico).
Ormai D´Orrico é diventato schiavo del personaggio, ma chiaramente é uno competente, bisogna fargli un po´ di tara ma mantiene la capacitá di segnalare testi interessanti, insomma con moderazione ma gli sono ancora affezionato.

Prima parlavo di definizione dell´opinione, e il pensiero mi va a Tuttolibri della Stampa. Dove mi pare che le recensioni si possano dividere in due categorie: quelle positive perché al recensore il libro é piaciuto, e quelle positivo-descrittive perché evidentemente del libro non si puó parlare male.
Puó sfuggirmi qualcosa, non é poi che abbia molta esperienza con il supplemento del giornale torinese, ma quando ho visto la maniera estremamente soft-vaga con cui veniva recensito Coehlo...almeno D´Orrico non ha paura a dargli Voto 0, proprio dalle colonne del Corrierone Lettura.
Insomma Tuttolibri si perché ci sono molte recensioni, ma attenzione perché se la recensione deve essere per forza conciliante diventa una sorta di raccolta di quarte di copertina...

C´é poi il quotidiano di Confindustria, Il Sole24Ore, che dedica due pagine ai libri all´interno del supplemento "La Domenica". Devo dire solo due pagine ma fatte molto bene, spesso con temi non certo mainstream, e con recensioni che non hanno paura ad andar giú duro - anzi a volte ne hanno come quando é stato stroncato senza pietá Paolo Giordano, ma sotto pseudonimo, cioé senza la firma del critico. Peccato, occasione perduta.

Vado avanti con  Repubblica e le sue pagine domenicali, un rapporto che é appena iniziato, mi sembra un Corriere Lettura in piccolo, un pochino meno vivace, ma interessante, le recensioni e i pezzi sono mediamente piú brevi, quindi il rischio é di una maggiore superficialitá.

Sui periodici ho esperienza con Internazionale e col Mucchio Selvaggio.
Internazionale é di fatto una raccolta di pezzi presi dalla stampa estera + qualcosa di fatto in casa, questo non é un limite in quanto dá accesso ad altre visioni, altre letterature, altre voci, in 2-3 paginette compatte e di agile lettura.

Il Mucchio Selvaggio - mensile nato come musicale - nell´ambito libri sta facendo passi da gigante, decdica ampio spazio a interviste e recensioni, e queste ultime sono fatte davvero bene, con tanto di voto, riferimenti ad altri 3 libri collegati a quello recensito, e critiche sempre puntuali e senza peli sulla lingua. Un qualcosa che mi sta facendo sentire meno orfano di Pulp.

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Sto facendo passi avanti sulle mie Strega-Letture: dopo Scurati e Piccolo sto leggendo Catozzella. Dei 3 quello che mi ha per ora convinto di piú é Scurati, il ché é tutto dire. Se non altro assomiglia a un romanzo, mentre quello di Piccolo é (come nello stile dell´autore) un saggio/autofiction e Catozzella, boh - vorrebbe essere un romanzo e da qui credo si capisca che giudizio mi sto facendo.
Speriamo in Pecoraro, va.
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Proprio reduce dalla lettura di Sette segnalo che Einaudi sta rilanciando la quadrilogia di Coniglio, di John Updike.
Updike rispetto ad altri classici moderni dell´Americana ha sempre fatto un po´piú fatica a imporsi da noi, passando per diversi editori.
Anche in patria ha avuto alterne fortune, ammirato per esempio da un Philip Roth, detestato da Foster Wallace (qui una celebre stroncatura).
Ha di sicuro scritto pagine importanti sulla provincia americana, su un´america ad altezza uomo, insomma (frase che credo di aver giá usato per Ford, che pure é scrittore molto diverso e se vogliamo piú epico).
Insomma chi ne sa qualcosa commenti o mi risponda o inizi una discussione.
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Vi lascio con una Franzen-citazione (da "Il caso Kraus", suo saggio uscito per Einaudi) molto illuminante su Amazon (piattaforma che trovo quanto di piú odioso e antidemocratico possa esistere, insieme ad I-Tunes).
"Amazon vuole un mondo in cui i libri siano autopubblicati oppure pubblicati dalla stessa Amazon, i lettori si affidino alle recensioni di Amazon per la scelta dei libri, e gli autori si occupino della propria promozione. Un mondo in cui avranno successo le opere di chiacchieroni, twittatori e millantatori, e di chi si potrà permettere di pagare qualcuno per sfornare centinaia di recensioni a cinque stelle. Ma cosa succede a chi è diventato scrittore proprio perché chiacchierare, twittare e millantare gli sembravano una forma di interazione sociale intollerabilmente superficiale?"

Commenti

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  2. "Rabbit Run" fu, per chi amava la letteratura americana, la nascita di una stella, ma poi, come molte stelle, Updike ha brillato in modo alterno però sempre con grande professionalità, con la serietà di un vero scrittore, mentre altri, per dimostrarla, hanno dovuto impiccarsi (non so se mi spiego). D'altra parte lo stesso Roth, a parte forse Goodbye, Columbus (che fu un po’ il suo Giovane Holden, altro romanzo di una certa importanza all’epoca ma ormai sovrastimato, non per nulla Baricco è rimasto lì), è stato scrittore alterno assai (nei suoi libri non sono mai mancate le grandi pagine, ma non me ne viene in mento uno che si mantenga sempre allo stesso livello e gli ultimi sono infumabili). I Forster Wallace, i Franzen, mi convincono poco: scrittori alluvionali, con bellissime pagine ma privi (volontariamente e con il consenso espedientistico degli editors, il che non significa che abbiano ragione) di una vera struttura, sulla strada di Pynchon, del quale adorai L’incanto del Lotto 49 ma che abbandonai dopo il Gravity Rainbow e Mason Dixon, che promettono di tutto e mantengono parole in libertà, tendenza seguita persino dal bravissimo De Lillo (fantastico White Noise). Sono vecchio, il tempo scarseggia: mi rileggo Faulkner, Hemingway, Fitzgeral, un po’ di Thomas Wolfe, qualche racconto di O’Hara, la magnifica, onestissima Alice Munro (tanto casino alla notizia del Nobel e poi chi ha letto più di qualche racconto?), e a questo lato dell’Atlantico l’esilarante, terribile Céline: Notre vie est un voyage...

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  3. grazie Franco per il commento. su DFW e i postmoderni sono un po´meno radicale di te, anche se convidido all´80% ció che dici su Pynchon e anche su DeLillo, che nel tempo ha fatto prevalere la struttura e l´ambizione innovativa a tutti i costi al puro contenuto.
    Roth é il mio scrittore preferito e invece mi viene difficile condividere il tuo giudizio.

    il povero DFW comunque era depresso sul serio...

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