THE SUNDAY CONVERSATION (POST-SALONE)

LA RUBRICA PIGRA MA INSOLITAMENTE DENSA

letture e Iperborea

Bene, non starò ad ammorbare oltre il mio pubblico con la storia degli editori indipendenti, lascito gradevole del Salone di Torino.
Riprendiamo il nostro tran tran divagante.

Qualche segnalazione, a mo´ di rassegna stampa.

Un libro che è stato ben venduto e ha fatto scalpore in Francia e sta per uscire da noi (Bompiani) é Il caso Eddy Bellegueule di Edouard Louis.
Edouard Louis (21 anni) é il "Nuovo nome" di colui che nato Bellegueule ha avuto in sorte crescere fragile e omosessuale nella profonda Francia di provincia  tra emarginazione, isolamento, intolleranza e violenza, e due genitori che non hanno gli strumenti per capirlo, per proteggerlo.
La chiave di lettura che se ne è data in Francia è stata quella della smitizzazione della Francia proletaria di provincia, proletaria e quindi in qualche modo innocente.
Ai miei occhi magari un po´troppo semplicistici, l´innocenza era già stata perduta votando in massa Le Pen, ma magari i francesi certi argomenti non se li vogliono sentir proporre troppo chiaramente. Meglio parlare di libri.

Uno che ho comprato (direttamente dal traduttore, WOW) al Salone e di cui si parla un gran bene é Quasi Mai del messicano Daniel Sada; editore Delvecchio. Ho letto un parere decisamente entusiasta sul Mucchio Selvaggio, mentre Cordelli sul Corrriere Lettura di oggi loda l´incipit, ma non è convinto dallo stile.

Sempre dal Corriere Lettura uno di quei post-post-moderni fatti apposta per incuriosirmi. Anthony Marra, americano, giovane, nerd, longlisted per il National Book Award, decide di ambientare il suo romanzo in Cecenia ai tempi del conflitto, senza (anche solo per età) averlo vissuto in prima persona.
Il romanzo é La fragile costellazione della vita e da noi lo fa uscire Piemme (mia impressione personale: l´editore sbagliato e decisamente la copertina sbagliata con le sue suggestioni un po´ Gramellini, quei cieli azzurri, insomma).

L´opera ha unito in patria critica e lettori. Si tratta attenzione di un romanzo complesso, con salti temporali e prosa (a leggere le recensioni) densa, levigata e barocca al tempo stesso. Una storia di guerra, amore e altruismo.
L´autore richiama come influenze Benioff, Saramago e Vargas Llosa, oltre che le memorie della Politkovskaja.
Come diceva Bo Diddley, un libro non si giudica dalla copertina quindi mi incuriosisce decisamente.

***
Fascinazione Scandinavia.
C´é il giallo scandinavo e secondo me pur essendo un´operazione di intrattenimento, nasce da caratteristiche vere dei paesi in questione (ne ho parlato nel mio speciale Giallo Svedese), ma poi chiaramente per sua natura si serve di una scrittura perlopiù piana, comprensibile, poco elaborata e a volte di qualche cliché made in USA (o - in altri termini - tipico del giallo a qualsiasi angolazione, vedi il commissario o poliziotto alcolizzato, tormentato ma fascinoso, il lavoro di squadra, l´uso delle nuove tecnologia, l´"arrivano i nostri" etc..).

E poi c´è Iperborea che ci propone storie scandinave "come ce le immagineremmo" (e come é naturale che sia, beninteso) ovvero sospese, liriche, rarefatte, scandite dai ritmi e dalla presenza di una natura colossale, onnipresente (poi anche questa è una generalizzazione, visto che il catalogo Iperborea é ormai sufficientemente diversificato).
Un esempio che ho letto è Che ne é stato di te, Buzz Aldrin del norvegese Johan Harstad (si va addirittura a finire nelle Far Oer), non del tutto riuscito ma di sicuro rappresentativo di un certo modo di sentire "scandinavo", quasi una malinconia connaturata nella qualità delle stagioni, nei colori dei cieli, negli spazi sconfinati.

Tutto questo per fare una breve digressione su un autore Iperborea che mi pare rappresentativo in questo senso e che gode al momento di ottima critica (a proposito, recensione della Morazzoni sul Supplemento culturale del Sole24Ore).
Si chiama Jon Kalman Stefansson, é islandese, e ha terminato con il recente "Il cuore dell´uomo" una trilogia iniziata con "Paradiso e inferno" e passata da "La tristezza degli angeli".
Mi pare che il nucleo sia l´Islanda, il mare, la potenza della natura, la lotta per la sopravvivenza, la ricerca di un senso alla vita, il potere del racconto.
Molto affascinante e molto Iperborea.
Sul sito dell´editore, Emanuele Trevi lo mette nello stesso scaffale di Alain-Fournier, Bulgakov e Hemingway...
Uno squarcio lirico per capire insieme come scrive

"Si possono aprire gli occhi senza pericolo? Forse
non ha dormito, forse ci vuole tutto quel tempo
per morire. Non sente né il vento né le sbuffate
di neve farinosa sollevate dalla tormenta, e non
sente più il freddo. Allora mi sono addormen
-
tato nella neve, è quel sonno che si trasforma
in una morte dolce e consolatoria. Non ce la
faccio più a resistere, pensa il ragazzo, nessuno
verrà ad aiutarmi questa volta, Ásta ha ragio
-
ne, del resto perché combattere se tutto quel
che c’era di meglio è sparito? Però devono far
-
mi studiare, Gísli, il direttore della scuola in
persona, si occuperà della mia istruzione, non
sarebbe un tradimento se morissi, non sarebbe
meglio che lottassi? Ma si trova in un letto, no?
Almeno questa è la sua impressione, in un letto
morbido, che strano. Forse sta riposando nella
sua stanza a casa di Geirþrúður e si è sognato
tutto, la traversata con Jens nella neve e nella
tempesta, però è mai possibile sognarsi così tan
-
ta neve, un vento così forte, tutte quelle vite,
e la morte, c’è abbastanza spazio nei sogni per
tutto questo?"

Toccherà prenderlo e leggerlo, no?

***
In tutto questo, restando in Scandinavia rischiano di rimanere "schiacciati" e quindi impopolari romanzieri se vogliamo meno "identificabili" come scandinavi, ad esempio un giallista urbano come Klar Östergren (fugace la sua uscita con "Gentlemen" per Neri Pozza, ma libro molto convincente), un post-dickensiano come il norvegese Lars S.Christensen (altrettanto passato in sordina il suo romanzo di formazione, bello, cupo, "Il fratellastro" - Guanda) oppure il tentativo enciclopedico-autobiografico del bravissimo Karl O.Knausgard (in pratica fare la cronaca della sua vita, minuto per minuto, in maniera chirurgica, senza omissioni) di cui peraltro parlo qui come del norvegese che volle essere Proust. Per la cronaca in patria ha grande successo, da noi Ponte alle Grazie ha meritoriamente tradotto i primi due tomi (su 6!) ma a domanda hanno risposto che non tradurranno gli altri.

Ma di questi parlerò una prossima volta...
 

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