DER PERLENTAUCHER

IN LIBRERIE NON TROPPO FREQUENTATE


perle sperdute su Recensireilmondo






Perlentaucher é una parola che non mi consentirá grandi voli nei motori di ricerca. E´ una bella parola dalla sintesi tipicamente tedesca. Sarebbe: cercatore di perle. Ma Tauchen significa immergersi. Quindi nella parola si racchiude il concetto di uno che non cerca semplicemente le perle, ma si immerge per trovarle.

Volevo qui dare qualche consiglio di lettura, radunare alcune cose che hanno tra le loro caratteristiche una buona leggibilitá e - a mio modo di vedere - una diffusione, un successo inferiore al dovuto, che meriterebbero una rivalutazione, di essere conosciute di piú.

Inizio con La grande sera di quello che secondo me é uno tra i maggiori (e piú sottovalutati) scrittori italiani contemporanei, ovvero Giuseppe Pontiggia.
In un periodo di relativa "fuga" dalla mia normale pigrizia, mi ero iscritto a un ciclo di sue lezioni sulla scrittura creativa, e devo dire che in quelle credo 6-8 sedute ho imparato davvero tanto, tantissimo, lezioni che ricordo tuttora, ad esempio rinunciare a una metafora se questa non é precisa, evitare frasi tipo "rimase a fissare per ore il vaso di fiori" (ok, magari non sono gli esempi migliori, ma forse ho reso l´idea).

Pontiggia era anche (lo dico con affetto e ammirazione) un pignolo, insomma un discreto cagamillimetri, lui stesso ha piú volte riscritto e levigato i suoi libri, per arrivare alla frase perfetta, alla trama maggiormente "economica" (nel senso di economia di mezzi), alla sintesi migliore, quella che dice senza dire (spiegare) troppo.
Ma tutto questo non importa: importa il libro e La Grande Sera é un piccolo capolavoro, di personaggi, di delusioni, di detto e taciuto, di sparizioni e di vite che forse non erano troppo degne di essere vissute. Si legge in poche ore. Consiglio la versione piú recente (su Mondadori) dove le pagine da 300 ca. erano state ridotte a 200 circa.

Un altro scrittore italiano che - in altro ambito - spicca e che trovo in qualche modo sia meno "apprezzato" di quello che meriterebbe é Fabio Genovesi, per me Ammaniti 2.0.
Il suo Esche vive é ammanitiano per tipo di atmosfere, andamento, per la scittura semplice ma funzionale, per l´amore per i propri personaggi - ma é Ammaniti quando é (era) ispirato, con un po´meno di thriller e un po´piú di semplice storia di provincia.

Resto in Europa ma cambio paese con Patrick Modiano e il suo Dora Bruder. Lo so, lo so. Modiano non é uno sconosciuto. E Dora Bruder ai tempi é stato apprezzato.
La mia é quindi se vogliamo una ri-proposta.
Modiano spesso e volentieri si ripete: storie di pedinamenti e di personaggi dalle identitá e dai contorni incerti che si muovono vaghi per una Parigi descritta con tocchi impressionistici (eh si: chiaro che con Parigi il bravo blogger ci mette di mezzo l´impressionismo!).
Ecco ma con Dora Bruder questo tipo di metodo trova la sua espressione migliore, probabilmente per il piú forte legame con la storia tragica della 2° guerra mondiale, perché la ricerca sembra per il protagonista necessaria, inevitabile, come un modo di far la pace con la storia.

Mi sposto ora in UK con Allan Sillitoe.
Allora: Sillitoe, scrittore di estrazione proletaria, sobborghi industriali di Nottingham ha scritto piú o meno sempre lo stesso romanzo, e dove ha cercato di distaccarsene, il successo di critica é venuto a mancare.
Evidentemente nelle sue corde c´era un certo tipo di storia, che é quella che gli é venuta perfetta al primo tentativo con Sabato sera domenica mattina.
E´appunto una storia proletaria, di operai: l´ossessione per i soldi le risse il fumo l´alcol il football, gli svaghi e ancora amori e tradimenti e orgoglio (quell´orgoglio proletario che musicalmente vedo rappresentato nelle bellissime canzoni dei Deacon Blue, per esempio Dignity oppure Wages Day).
Sillitoe l´ha raccontata cosí bene che verrebbe voglia di consigliarla a tutti gli scrittori (non troppo ispirati) del tipo racconto il precariato guardandomi l´ombelico o la punta delle scarpe.
Che insomma descrivono blandamente se stessi senza farci (farmi) vivere alcunché.

Finisco con uno scrittore che é un po´una mia ossessione, ahimé scomparso da poco, ovvero Paul Torday (peraltro é appena uscito un suo breve romanzo postumo, ma ne parleró un´altra volta).
I primi tre di Torday vanno comprati in blocco. Romanzo romanzo, romanzo di intrattenimento, un po´alla Jonathan Coe e trame e personaggi praticamente perfetti.

L´irresistibile ereditá di Wilberforce: ok un romanzo sull´alcolismo ma ancora di piú sulla solitudine e le scelte non fatte o sbagliate. Sul destino e i suoi lacci. Un romanzo che contiene praticamente dentro di sé il proprio spoiler, ma clamorosamente funziona lo stesso.

Pesca al salmone nello Yemen: leggi la trama e dici "non puó funzionare, come fa a funzionare"... e invece é una storia romantica, nostalgica, ironica e deliziosa, molto alla Coe, ma il Coe ispirato dei primi tempi, non quello "vacanziero" degli ultimi romanzi.

La ragazza del ritratto: un thriller psicologico come ne ho letti pochi, paragonabile da una parte al miglior King, e dall´altra capace di dire veritá importanti su follia e normalitá e libero arbitrio e il giudizio che diamo di noi stessi, e la societá di noi.

Per ora ho finito, piú scrivo e piú mi vengono in mente altre (presunte) perle, fa parte credo della vita di ogni lettore - ci sará tempo per recuperare e parlarne.

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