STONER

UN UOMO (TROPPO) MORALE

Recensione da Recensireilmondo

 

 

 

 

 

C´é questa scena finale di C´era una volta in America. Con lo sguardo di De Niro inebetito dall´oppio, con un sorriso che si apre artificiale e allo stesso tempo radioso, un sorriso che commenta una versione consolatoria (consolatoria, indotta dall´oppio) di una vita sprecata ad andare a letto presto.

Noodles é inetto in quanto non comprende il raggiro che il suo migliore amico mette in atto nei suoi confronti.
Stoner  é inetto perché...perché Stoner si raggira da solo.

Si raggira da solo per troppa moralitá, forse perché per lui l´insegnamento e la letteratura sono doni giá troppo grandi per desiderarne altri, per fedeltá nei confronti di chi ha intorno (sto cercando di scriverne senza spoiler, perdonate la vaghezza), per una sorta di moralitá che fa diventare la sua debole vita una sorta di susseguirsi di questioni di principio, non per cui lottare ma sulla base delle quali rinunciare (e quindi se vogliamo lottare, contro se stesso, contro i suoi impulsi, contro le sue ambizioni).

Io credo che questo libro sia considerabile a ragione un capolavoro. Non sto a fare confronti: é un libro uscito nel 1965 e non ci si aspettino giochini postmoderni (anche se ai tempi c´era chi li faceva) o fuochi artificiali. Scrittura limpida e secondo me ispirata ai classici del´900 americano, ho pensato a Henry Roth, ho pensato a Fitzgerald e chissá a quanti avrei potuto pensare senza avere i limiti che invece ho.

Un libro vivo e dolente, una serie di personaggi che (come fa notare acutamente Cameron nella postfazione riguardo a Edith e Lomax) meriterebbero quasi di essere sviluppati in opere a sé stanti, una scrittura limpidissima, un lasciare dei sottointesi quasi magistrali, perché evidentemente Williams non credeva di dover spiegare proprio tutto.

Non sono il primo che lo dice e non sono esattamente sulla notizia ma per me irrinunciabile, va letto.



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