LIBRI E RECENSIONI. GIOVANNI COCCO - LA CADUTA

COCCO E LE ENORMI AMBIZIONI



Giovanni Cocco, finalista al Campiello


E insomma, io ADORO quando la giovane letteratura italiana nutre ambizioni, quando vuole finalmente giocarsela ad armi pari con il GRANDE ROMANZO AMERICANO, post-moderno o meno.

Genna era stato il primo a provarci, riconosciuto lo sforzo di Dies Irae, va però chiarito che a mio parere si trattò di un fallimento abbastanza fragoroso.

Epperò l´opera di pubblicazione in Italia dei vari DeLillo, Pynchon poi Franzen e così via ha chiaramente rinfocolato ambizioni e voglia di misurarsi; abbiamo il percorso tutto personale di Siti, che con l´auto-fiction sui "Re del Mondo" di "Resistere non serve a niente" ha intersecato la sua rotta con quelle aspirazioni sopra descritte. Abbiamo l´instant-book sulla finanza di Latronico, abbiamo Scibona, e ora abbiamo Giovanni Cocco, terzo al Campiello con il suo "La Caduta"

Questo è il primo di una quadrilogia chiamata "La Genesi", dedicata (ohibò) al tramonto dell´occidente.
Nella postfazione l´autore (in maniera alquanto pedante) ci SPIEGA che si ispira alla Bibbia e ai cicli pittorici del rinascimento.
Prendiamo atto, ma a noi lettori (credo) interessa la qualità della scrittura, e quell´"aggancio emotivo" che ti spinge a girare pagina - e poi girare pagina - e poi ancora...

Ecco, ambedue gli elementi ci sono. Cocco rivisita in differenti scene (e qui il riferimento ai cicli pittorici regge) altrettante grandi tragedie della nostra modernità: New Orleans, la spazzatura, le bombe di Londra, la crisi finanziaria. In ogni scena (o frammento) la ripresa è dal basso, nella vita di persone perlopiù qualunque, con un occhio particolare (come ha ben colto Andrea Tarabbia nel suo Blog) sui rapporti figlio-genitore.
Lo scrittore tiene bene insieme una materia non facile e azzecca alcune scene di rara potenza (quella dello stadio di New Orleans, per dirne una). Di contro, non é facilissimo appassionarsi a personaggi che durano lo spazio di qualche pagina - direi che quelli più veri sono (forse non a caso) italiani, nelle scene ambientate a Napoli - sembrano usciti dalle pagine di un Saviano ispirato (insomma di un Saviano scrittore e non semplice cronachista)

Nel complesso è bello e utile che uno scrittore stia affrontando un lavoro tanto ambizioso. Il lettore (io) gira pagina e ringrazia - con il cervello e (un po´meno) con il cuore, pur (appunto) riscontrando nella frammentarietà qualche limite, come uno schermo, una pellicola che impedisce di toccare "la materia vera" e mettendo in guardia da un rischio comune per questo tipo di opera, ovvero il pericolo INSTANT BOOK - la domanda è se letta tra 5 o 10 anni un opera cosi strettamente ancorata alla cronaca (dico volutamente cronaca, che non sappiamo cosa si trasformerà in storia) non apparirà irrimediabilmente datato?

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