LIBRI E RECENSIONI. MARTIN AMIS E JULIAN BARNES

JULIAN E MARTIN - AMICI NEMICI

Non so se sia un caso: in due mesi ho letto prima il nuovo romanzo di Martin Amis - La vedova incinta. Amis è uno dei miei scrittori preferiti.

Poi ho letto l´ultimo romanzo di Julian Barnes - Il senso di una fine. Primo Barnes che leggo.

Mi pare che il tema sia per entrambi gli scrittori l´invecchiamento e il rimpianto per la gioventù (e tutti e due erano giovani nel famigerato periodo di trapasso tra i sixties e i seventies, con ciò che vi è situato in mezzo) e la riflessione sul sesso e sull´amore e in generale sul senso della vita.

Romanzi insomma curiosamente simili per la tematica, poi molto diversi come svolgimento, quanto diversi sono in generale i due scrittori, i due caratteri, i due modi di scrivere, piano e quieto quello di Barnes, elettrico e rimbombante quello di Amis.

Non è chiaramente casuale che arrivati a una certa età anche ai bad boys come Martin Amis capiti di dover fare i conti col passato, di chiedersi "e ora?", di guardarsi intorno, vedere alla propria vita di ricco signore inglese felicemente sposato, la propria famiglia e domandarsi "è proprio questo che volevo? è così che finiamo tutti?"

E allora all´attuale pacificazione fa da contraltare la rievocazione di beati tempi di menzogne, sesso e promiscuità.

Barnes ha un profilo differente, bad boy non è mai stato, e il suo rievocare è meno isterico e più nostalgico, Amis fa ballonzolare sulla pagina citazioni dotte e scherzacci anche abbastanza dozzinali (impy) assomiglia al ragazzino che poco prima di crollare di stanchezza ne combina di tutti i colori per il gusto di ritardare il momento in cui si separerà dalla rassicurante luce e dalle voci dei genitori per ritrovarsi solo e al buio della propria cameretta.

Barnes è invece pacato, aveva già capito tutto prima, non ha bisogno di scherzarci sopra e di buttarla in caciara lui aveva già capito - che i genitori a un certo punto ti mandano a letto, e sei destinato all´oscurità, alla noia e  - perché no - alla paura di non svegliarti tu, ma come minimo alla certezza di perderti qualcosa di fondamentale.
E infatti il romanzo di Barnes è nettamente più corto e meno debordante di quello di Amis.

Alla fine due grandi scrittori e due ottimi romanzi: piccolo difetto in quello di Amis, ogni tanto esagera ed è autoindulgente. Piccolo difetto in quello di Barnes, la conturbante sorpresa finale poteva essere giocata un po' meglio.

In ogni modo, una disfida letteraria di alto livello.

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