MUSICA. DELLA STAMPA MUSICALE - PARTE II



SECONDA PARTE - MELOMANI. OVVERO COME NON PRENDERE TROPPE FREGATURE

continua dalla puntat(in)a precedente

Per cui diventa importante separare il grano dal loglio. In altri termini, il melomane vero appassionato di indie-music ha a disposizione una certa quantità di mezzi: stampa cartacea e magazine virtuali. E´ bene sapere (non l´avreste mai immaginato?) che dietro a tali mezzi ci sono persone in carne ed ossa, pure appassionati di musica con le loro tendenze e manie. E – a parte uno dei mezzi considerati – c´é il famoso voto finale o il numero di stellette, a voler dare un giudizio sintetico e a rischiare di sviare il lettore/ consumatore di musica, che magari subito si farebbe sedurre da un bell´8 su 10 senza approfondire oltre.
Si cerca qui di “fare la tara” a tali giudizi -  ben sapendo che poi ognuno deve filtrare con la propria sensibilità musicale.  
Voglio dire: io amo il cosiddetto Jingle/ Jangle di derivazione Neil Young/ Byrds e ben rappresentato ad esempio dai Teenage Fanclub – é chiaro che un voto medio (6,5 o 7) per un disco di quell genere é per me più rappresentativo di un 8 per un capolavoro dell´hip hop-rap (genere che non mi entra)

Iniziamo…
Onda Rock: sito in generale ben strutturato, ottimo per alcune monografie e per le pietre miliari, molto bene se si deve ricostruire una discografia – vedi Velvet Underground, Go Betweens e altri.
Sull´attualitá sono discretamente affidabili ma attenzione: sul settore ambient più ancora che sull´elettronica pura molto spesso si sdilinquiscono per dischi strettamente di genere, e allora capita di vedere un voto 8 per una cosa strettamente “per addetti ai lavori” – non adatta ad orecchie poco avvezze, faccio l´esempio di Tim Hecker (pur interessante) e Christina Vantzou, voti molto alti ma appunto creature strettamente per iniziati. Uno lo sa, e magari ora sta più attento ad ascoltarne le preview su I Tunes o da qualsiasi altra parte.
Anche sul Dream-Pop Onda Rock sembra aver preso una bella sbornia (che sta un po' passando) per cui anche qui c´é da far la tara e magari togliere sempre virtualmente mezzo voto

Sentire Ascoltare: come impaginazione mi piace meno di Onda Rock, in compenso é aggiornato giornalmente. Vizi e virtù simili a quelli di Onda Rock: io qui sto molto attento ai generi dance/ hip-hop e poi ai nuovi ritrovati dell´elettronica tipo glitch….. Sentire Ascoltare indulge molto meno nel voto altissimo rispetto a Onda Rock, ma per alcuni DJ Kicks o dischi di remix o elettronica-house in genere si sprecano voti dal 7 in più al quale l´ascoltatore in cerca di nuove emozioni ma non abituato al genere deve porre un po´ di attenzione


E passiamo alla carta

Mucchio Selvaggio: beh…il Mucchio é tutta una cosa a parte. Ultimamente ha avuto un momento di crisi ed ero spaventato, perché é un compagno fedele ormai da anni e forse la rivista più affidabile per quanto riguarda le recensioni. Oddio, pure loro hanno le proprie manie, ad esempio a volte sembra che si divertano sopratutto a stroncare i dischi che Rumore e altri concorrenti (vedi quelli sopra riportati) “spingono” sulla scorta dell´hype. Un po´ il consumato ascoltatore di musica di Milano rispetto all´amico povero di provincia al quale le notizie arrivano con mesi di ritardo  e che quindi prende cantonate semplicemente per mancanza di prospettiva e visione completa.
Detto questo, I giudizi del Mucchio sono solidi ed equilibrati: sono addirittura troppo severi ma rispecchiano bene una realtà musicale dove le cose carine e interessanti o più interessanti che belle o bellissime se solo il cd avesse avuto 3-4 canzoni in meno si sprecano – mentre i capolavori sono più radi.
Pure loro vanno un pochino pesati, ad esempio a me pare che ora sopravvalutino un pochino tutto il genere alt-folk alla Fleet Foxes – ma basta saperlo, oltre ad avere un certo innamoramento per il folk africano e la etnica in genere – ma basta saperlo.
Una nota di merito a Ivic, lo specialista per l´elettronica che riesce a seguire il proprio “orto” con competenza ma anche con severità, senza innamorarsi di tutto ciò che é strano o provocatorio, e quindi evitando delusioni all´incauto e precipitoso lettore

RUMORE: di Rumore mi piace molto la grafica, l´impaginazione e il modo in cui sono divise (per genere) le recensioni. Sull´affidabilitá sono molto incostanti, amano molto il power pop/garage e il rock sporco di derivazione Cramps (specie il direttore Sorge) – ma basta saperlo. Su altre cose a volte vanno giù con votoni dall´8 in su in maniera superficialotta anzi che no, però hanno la qualità di essere molto a 360 gradi, recensiscono molte cose e quindi a volte contribuiscono ad “aprire la mente” – ma é sempre consigliato pre-ascoltare bene tutto prima di farsi sedurre

ROCKERILLA: hanno da poco rinunciato a dare voti, e questa cosa unita con le loro recensioni a volte criptiche ed ecumeniche e un po' democristiane non aiuta. Diciamo che di loro apprezzo sopratutto la volontà di scoperta che trovo nelle rubriche dedicate alle recensioni Subterranea e Net Label dove ho trovato spesso gioiellini di classica-moderna e cose belle e interessanti che altrimenti non avrei mai scoperto. Sul Mainstream invece sono secondo me i meno affidabili – é bene sempre confrontarne il giudizio con gli altri mezzi.

Non so se avrei voglia di concludere con qualche frase di chiusura sentenziosa. Va da sé che se conosco tali mezzi é perché li apprezzo, per cui la critica va presa bonariamente (anche perché per 3 su 5 pago e quindi ho il diritto di dire la mia!), per il resto chiaramente io rimarrò (credo) sempre sperimentatore, per cui tutto ciò che ho detto non mi protegge da fregature future – forse semplicemente perché non lo voglio. 

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