IL GIROTONDO DELLA MORTE Depurando la lettura e il giudizio da qualsiasi considerazione legata al gossip letterario e al Premio Strega 2026, posso tranquillamente affermare che I convitati di pietra di Michele Mari non è il libro più riuscito di quello che è e rimane uno dei maggiori è più indiscutibili autori italiani contemporanei. Le premesse erano tuttavia buone: il ritorno al romanzo, l'innesco forte (i compagni di classe che decidono di giocare una "riffa" contro - o forse per - la morte), ma temo che il materiale nella testa dello scrittore fosse sufficiente per una novella, ed esteso a romanzo, seppure di dimensioni contenute, produce una struttura ad accumulo da "commedia nera" che risulta stucchevole e ripetitiva, già dopo non molte pagine. Mari è un grande scrittore e stilista, è bravo nell'uso del grottesco e scatena la sua sulfurea fantasia nei ritratti di "tipi" (i compagni di classe) ed "esiti" (le morti), il che, tutto som...