L´ASCETA OVVERO IL QUARTIERE.

POSCHI

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I mediatori di verità banali vi diranno che la vita in fondo è costituita da convenzioni. Io credo che la vita sia costituita da contratti e l´esperienza del divorzio me lo ha confermato. Contratti, altro che!
Fossero convenzioni, pur nella prevalenza del fastidio, della delusione e di un certo dolore, ci si lascerebbe indicandosi uno o più giorni in cui il lasciatore o il lasciato trasferisce le sue cose o se stesso in un altro posto. Addirittura – on a goodwill basis – la parte economicamente forte (tradizionalmente il maschio) potrebbe concordare il pagamento di un obolo una tantum o mensile alla parte più debole. I rapporti tra me e mia moglie non si erano deteriorati. Ci si poteva parlare.
Eppure le cose andavano affidate agli avvocati, e c´erano ben precise tabelle da rispettare – tabelle di marcia e quelle che stabilivano quanto pagare di alimenti alla consorte, non ancora ex (è in fondo un circolo vizioso, solo il rispetto della tabella permette un accordo trasformando la consorte in ex). Vedete la straordinarietà del linguaggio burocratico, la sua ansia di definire dei confini e allo stesso tempo di mettere sul tavolo dei rebus. Alimenti, evoca buste piene di derrate, l´idea che la consorte investa tutto in cibo, ingozzandosi e ingrassando come in quella famosa scena dei Monty Python. 

Credo che le tabelle in questione si chiamino di Zurigo, in questo trovo un elemento arcano e un mistero da sciogliere, vedo tempi lontani, un messo o un monaco che si incammina dalla città svizzera fino a qui, sotto il manto o il saio custodisce delle pergamene o delle tavole di terracotta, affronta intemperie e strade sdrucciolevoli, oppure si trova in carrozza con due dame inquiete, in fuga da qualche pericolo, e in quel tempo migliore che era anche peggiore, intraprende un viaggio per permettermi di capire cosa del mio stipendio verrà decurtato, in ottemperanza alla legge e alla maggiore capacità di guadagno del maschio.
Ma non volevo parlare di questo. Volevo parlare dei problemi di peso. O dei non-problemi di peso.

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Una volta la mia filosofia era il “ci devo pensare”. Non dare risposte istintive. Ma poi ho capito che non piaceva a chi tiene in mano le cose.
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Quando qualcuno al lavoro ti dice “Hai messo su qualche chiletto”, il mondo smette di essere come prima. Si dice sempre “chiletto”. Si sminuisce per accentuare, da un certo punto di vista.
È una constatazione ed è una critica, e forse è l´inizio della fine, perché sancisce la perdita di una disciplina, quella disciplina che definisce la tua persona e l´insieme delle cose da fare, da far bene. Come si facevano una volta. Ma una volta non c´era la pancetta. Si dice sempre “pancetta”. Il mio problema non era (evidentemente) l´essere grasso, ma consisteva nell´essere stato in passato molto magro. Nel contrasto si notava subito tutto, il ventre un po´più gonfio, i fianchi da aggrapparcisi, il collo più tornito.
Che difesa d´ufficio era possibile? Nessuna, perché l´osservazione arrivava da chi era più potente di te. Non potevi dirgli “Oggi hai l´occhio cisposo” – “Oggi hai il mento cadente”.
Allora mi misi a correre.

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Vergognosa la motivazione vera e ultimativa, la spinta finale: mentre ero seduto a bere un aperitivo – c´era anche da noi la moda celestiale dell´Aperol Spritz – avevo visto un pallottino lardoso correre sussultare e ansimare nel marciapiede di fronte, e mi ero detto “non posso diventare così, da lì non esiste più ritorno”. Consapevole che ce ne è sempre uno, c´è sempre una possibilità di tornare indietro, probabilmente non si muore mai, ma in modo del tutto improvviso e immagino irrazionale l´essere grassoccio mi aveva sollevato dall´ultima imbragatura di pigrizia.
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THOMAS MANN

Avevo i miei percorsi lungo il fiume, quello di sinistra verso la “spiaggia” (in realtà una radura di sterpaglie, cementi e sassi, dove d´estate si accampano ragazzi con birre e musica, e tutto l´anno barboni ben attrezzati, con un proprio ecosistema casalingo fatto di carrelli, stracci, bottiglie e materassi) e quello di destra verso il quartiere nobile e oltre, verso le chiuse, uscendo dalla città a sud.
Correndo in quello di destra e restando sulla strada principale si incontra una villa bianchissima, nel giardino alcuni giochi per bambini, e solo una targa a ricordarci che lì aveva vissuto Thomas Mann con la famiglia. Quella è la famosa “Poschi”, dal nome della strada.

Questa villa è però una finzione, ne è stata ricostruita la facciata originale secondo i piani e i modelli di quella storica, è successo nel 2006, se l´era fatta ricostruire così un banchiere ex-Goldman Sachs - l´architetto era suo cugino.
Direte: degno destino per un lubecchese che dal nobile nord della Germania viene in Baviera, terra contadina e dal dialetto greve (ancora adesso sono in soggezione quando qualche artigiano, qualche tecnico viene a casa mia, devo concentrarmi, spero di capire tutto, mi preparo a parlare coi gesti). Ma non è abbastanza: qualche anno dopo il banchiere col cugino architetto ha rivenduto la villa a un investitore, congruamente proveniente dal Nord, dalla Bassa Sassonia (vedete, l´ironia dei nomi?). L´investitore si chiama Thomas Manns, non ridete – proprio così, solo con la s. Quasi in contemporanea alla villa, ha acquistato le quote di un´azienda rumena di spedizioni che si trovava in amministrazione controllata. Nel frattempo il governo tedesco ha acquistato la villa in cui Thomas Mann aveva trascorso il suo esilio negli Stati Uniti, a Pacific Palisades e con questo l´ha probabilmente salvata dalla distruzione.

Correndo, vado sempre a leggere la targa, mi sincero che ci sia, osservo i cambiamenti – ora vengono fatti altri lavori in giardino, non so perché e non so quanto dureranno. Non vedo turisti da queste parti, né curiosi, non ne vedo neanche di fronte alla vecchia residenza di Hitler, ora diventata – anche qui per contrappasso (o forse coerentemente) – stazione di polizia. Heinrich Mann abitava invece lungo la Leopoldstrasse, anche lì ora c´è una targa, tra una gastronomia di alto livello, una banca e un ufficio postale.

Penso si possa comprendere una tipica forma di disperazione da uomo moderno, da umanista represso, pensando a Thomas Mann, a quanto era influente e quanto sapeva di esserlo. Io e le mie ricerche di mercato: sarà questo marchio italiano adatto al mercato tedesco? Quale possibile acquisizione sarebbe utile per la crescita non-organica di questa azienda – e come funzionerebbe l´onboarding? Capite che sono modi diversi di influenzare le cose, grandezze diverse, ma il problema è mio, o è di questi tempi troppo frastagliati e variopinti?
D´altra parte, nessuno ha ordinato agli scrittori di essere influenti, e questo tempo di guerre lontane o sotterranee assomiglia pericolosamente a un tempo di pace. Forse non sono più possibili le grandi imprese o le dichiarazioni significative, in un mondo dove le tragedie hanno rinunciato a provocare oscillazioni di borsa. L´ultima è stata Fukushima (il tipico orgoglio giapponese, anche nella rovina).
Sia come sia, la corsa mi ha rimesso in forma, anche se insisto e mi schernisco - Lo faccio soprattutto per la circolazione, non tanto per la pancia.

Quando corri e ne parli, troverai sempre qualcuno che fa le mezze maratone o quelle intere, anche questa dimensione mi manca, e comunque è noioso fare sempre gli stessi percorsi, provo a cambiare ma quando penso alla Svezia e alle mie vacanze, allora si fa chiara la sensazione della scoperta, battere strade sconosciute, ma anche quelle diventano presto tutte uguali. Ci scontriamo continuamente con limiti fisici e naturali, o con la noia, la pigrizia, l´accidia: penso comunque che andare a correre qualche chilometro sia meglio di non farlo affatto, anche se chi è refrattario all´attività fisica potrebbe dire che no, se non fai almeno quindici (?) o venti (?) chilometri bruci solo i liquidi. Ma i liquidi corporei possono bruciare? Io sono terribilmente pignolo nella mia professione, e terribilmente frivolo, non-sapiente, per molte altre cose che ho ormai rinunciato ad approfondire, a studiare.
Potreste chiedermi - Linea Gotica, cosa era – e magari vi darei (per un ricordo di scuola) la risposta corretta ma con un quantum di approssimazione anche solo nel modo di esprimermi, che vi porterebbe forse ad accanirvi con diverse domande di approfondimento. Nomi di generali, chi era che percorreva l´Italia dal sud al nord, truppe americane, truppe italiane, partigiani? Lo confesso, i partigiani mi hanno sempre annoiato.

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In ufficio la mia ritrovata forma fisica viene festeggiata. Quando torno abbronzato da qualche vacanza la soddisfazione è doppia.

Quello che i colleghi più giovani non comprendono è che dopo una certa età il fisico diventa più complicato da gestire, detto questo mi trattengo dal dire loro – voglio vedere come arrivate voi a quarant´anni. In effetti dopo una certa età – direi i sessanta – chi fa molta attività fisica assume un aspetto sinistramente rinsecchito, assomiglia a un milionario francese (che potrebbe aver fatto un intervento di chirurgia estetica al naso) a petto nudo sul suo yatch, o più semplicemente assomiglia a Roy Scheider negli ultimi anni. Non voglio diventare così né lo auguro ai miei colleghi più giovani, che spero e immagino capiranno e diventeranno meno istintivi di come sono ora, più rispettosi, in una mia certa maniera di immaginarmi il rispetto.

D´altra parte, trovo patetica anche un immagine di me appesantito a reggere un sacchetto di spesa sull´isola svedese o in qualsiasi altro posto, il doppio mento, qualche parola scambiata con un vicino di casa, e incontrarne uno scorbutico che non saluta mai o risponde bofonchiando. E questa è in fondo la storia di Benito che proverò a raccontarvi quando mi sarò nutrito di quella speciale sensazione che me la sta riportando:  io a passeggio con mio Nonno nel parco Duchessa di Galliera, coi suoi terrazzamenti digradanti verso Voltri, una contrapposizione quasi fisica, visiva, tra nobilita e proletariato, direi con una certa consapevole banalità , ma forse è l´influenza del ricordo, mio Nonno era un semplice muratore, mi raccontava di una scala o di un muro che aveva costruito e io mi ero fatto l´idea che fosse stato un architetto. Per il momento sappiate che il motivo per cui Benito bofonchiava aveva a che fare con le donne. Le donne. Sul nome stesso del personaggio, credo invece di non dover spiegare nulla.

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