MUSICA. TEMPLES - VOLCANO

PSYC-O


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Per fan di: Tame Impala; Flaming Lips, Mercury Rev, Syd Barrett

Altri riferimenti: Wilco, Pink Floyd, Beatles


I gruppi con la T stanno rilanciando un mood psichedelico-pop/rock, chiaramente venendo premiati e coronati da una certa hype. Abbiamo avuto i Tame Impala, e poco dopo sono seguiti i Toy e appunto i Temples di cui parlo ora, per questo loro ultimo LP Volcano.

Ormai parlare di Retromania quando si tratta la musica è diventato come citare i non-luoghi quando si parla di libri o di urbanistica o di politica o di metropolitane da costruire o di qualsiasi altra cosa. Nel frattempo, l´aeroporto di Berlino pare lontano dall´essere realizzato.

A mio modo di vedere questa è una seconda generazione della psichedelia, ragazzi che attraverso i Flaming Lips, i Mercury Rev ma anche simpatiche immersioni nel pop inglese dagli ottanta ai novanta hanno imparato a conoscere i Beatles, i Pink Floyd, l´opera di Syd Barrett.

Chiaramente chi li ascolta sono terze generazioni, che in questo modo vengono a conoscenza di quanto detto sopra, ma anche tutti gli altri, e qui il cerchio si chiude, allo stesso modo disattivando e inverando la teoria di Reynolds.

Prima di parlare delle singole canzoni vorrei sintetizzare alcune parole chiave utili per capire questo disco:


  • Falsetto
  • Marcetta
  • Lisergico
  • Elevation
  • Pop
  • Stratificazione
E ora possiamo iniziare

Certainty
Si inizia direi "sintomaticamente" con delle tastierine e delle atmosfere alla Flaming Lips, una psichedelia gentile ma coerente, capiamo subito come Bagshaw punta forte - anche con coraggio - sul proprio falsetto, in effetti il ritornello addirittura potrebbe ricordare i Pale Fountains di Mick Head, la canzone intrattiene su una misura limitata (e va bene così, va bene limitarsi) e sfuma su una coda strumentale, breve e lisergica.

All join in
Comincia on un beat elettronico, ma ben presto si scoprono le carte: la melodia della strofa è Beatlesiana, si arriva al ritornello passando da diversi cambi di tempo (cosa che tornerà nel disco), nel ritornello il falsetto di Bagshaw si fa etereo, bowiano, sale alle stelle e non si nega niente, mentre la chitarra sfarfalla in background.

(I want to be your) mirror
L´inizio sorprende con quelle tonalità folk / traditional-english ma subito entrano la batteria elettronica  le tastiere, per poi intraprendere un percorso sciolto, percussivo e motorik.
La melodia è fortemente riuscita, nella strofa, nel ritornello si osa, si rallenta e si va sul barocco, la band non si nega niente, non cerca refrainperfetto ma gioca su materiali di recupero (anche prog!) e gestisce bene i cambi di ritmo e atmosfera.

On the Saviour
La canzone inizia in maniera acustica, folk psichedelico si direbbe, una melodia se vogliamo semplice, non dirompente, quando entra la batteria si impone la natura di marcetta, anche qui la texture è non banale, pur nella combinazione di pochi elementi (falsetto - tastierine - entrata graduale degli strumenti - aperture spaziali), la melodia principale viene riproposta con diverse varianti, ma senza scocciare.

Born into the sunset
I Temples non hanno paura a osare, questa è una sorta di mini- suite psyc/pop con due differenti movimenti melodici, inizia una tastierina (ma guarda...) doppiata dalla chitarra, entra sognante come sempre la voce, viene reiterato il riff principale prima del ritornello etereo e bowiano, tra contorni di effetti e controcori. Da qualche parte ci sono anche i Wilco.

How Would you like to go
Si parte salmodiando il titolo della canzone su ritmi lenti, tappeti ambient e sintetici, ma con l´entrata degli strumenti si va nuovamente in territori Flaming Lips / Mercury Rey, il metodo del cambio di ritmo e atmosfera viene nuovamente applicato, ma anche in questo caso - e parliamo di una canzone non pienamente centrata - non viene sacrificato il pop della melodia.

Open air
Superata la metà dell´album si puó concludere che i Temples non hanno timori nel proporre un proprio pop-rock psichedelico, talvolta lezioso e citazionista. Qui iniziamo in modalità quasi motorik e svelta, ma la melodia a un certo punto deve elevarsi, drogarsu e anche in questi cambi di tempo sta la natura del gruppo, prima del finale nel quale tutto viene riproposto con diverse ripetizioni, angolazioni, con differenti effetti.

In my pocket
La chitarra entra, è finalmente jingle/jangle accompagna la voce nel ritornello, come di consueto psyc, fino a far pensare a due stanze, due diverse predisposizioni, una pop-folk e una barrettiana, ma tutto è amalgamato un una canzone, questa è la loro specializzazione, mi pare, cambiare atmosfere e amalgamare, allo stesso tempo.

Celebration
Canzone forse simbolica sul metodo Temples, inizia con tamburi e riff epico-foltradizionale, poi i ritmi si abbassano, le melodie si fanno delicate e sognanti, dominano nuovamente i cambi di ritmo, la dinamica degli strumenti, e nel finale gli effetti di reiterazione e saturazione - come si conviene con una canzone con questo titolo

Mistery of pop
Canzone pastiche che pare dialogare con anni di pop e folk britannico, inizio celtico che pare una citazione di Moonlight Shadow, il ritornello è superpop, qualcuno ha citato Manfred Mann e mi pare non abbia torto, una dichiarazione di intenti, continuamente smentita, direi.

Roman God-Like Man
Dopo tante tastierine (ma poi - oh - entra la chitarra), qui dominano atmosfere rock, la struttura è compatta, il ritornello sa di pop-psyc, i Temples sanno essere coerenti con se stessi - coerenza pop - e proporre una loro elaborazione di anni di psichedelia e pop inglese, inclusi Suede, Pale Fountains e i nomi già citati prima.

Strange or be forgotten
Si inizia psyc/scampannellando, le atmosfere sono sognanti ed elevate, il ritornello arriva ad altezze epiche per una melodia che è tra le piú riuscite del disco, simbolicamente comunque - dopo tale compattezza - assistiamo a una tempesta lisergica di tastiere batterie e chitarre a sfumare. I Temples ci lasciano con un dubbio.

Voto (max. 5 stelle)



Punti di forza:melodie azzeccate, coerenza nella costruzione, gestione perfetta dei cambi di tempo

Punti di debolezza: alcuni barocchismi, alcune leziositá che appesantiscono 2-3 canzoni

Canzone da cui partire per farsi un´idea: Strange or be forgotten

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