LIBRI E RECENSIONI (PERDUTI). THOMAS PYNCHON - L´ARCOBALENO DELLA GRAVITÀ

NELL´IMMENSITÀ DEL NARRARE

Arcobaleno della gravità


Non ricordo che anno era, avevo preso in mano L´arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon e lo avevo letto tutto, seppure con qualche interruzione e difficoltá.
Poi mi ero detto "no, così non gli rendo giustizia" e lo avevo riletto, avevo l´impressione di aver commesso errori di disciplina e metodologia.

Ora conosco (sempre) meglio Pynchon, per cui sono maggiormente comprensivo con me stesso.
Inutile cercare di seguire la trama, ricostruire le interazioni di tutti i personaggi, sforzarsi di comprendere i passaggi logici, estrapolare uno o più messaggi.
Il piacere della lettura di Pynchon (che è un piacere secondo me essenzialmente cerebrale) sta nella monumentalità di strutture magmatiche, che sembrano sfuggire al controllo in ogni momento ma non lo fanno, quindi nello stupore per questa enorme ambizione di comprendere e contenere quasi tutto: storia, guerra, erotismo, paradossi temporali, musiche, scienze, arti. Nel piacere di ammirare tanta cultura (anche pop) riversata in strutture narrative dalle complessità non indifferenti.

E in alcuni - numerosi - squarci visionari, di cui L´arcobaleno è pieno.

Di base la vicenda di Tyrone Slothrop e delle sue erezioni può essere letta come apologo antiguerra, come enorme dissertazione sulle stesse, come inno di disperazione di fronte all´umana impotenza di controllare i propri impulsi distruttivi (a volte autodistruttivi), come una raccolta di tutte le trame e registri possibili sul tema del conflitto e della distruzione stessa, come grido altrettanto disperato, lo scrittore che chiama in aiuto tutte le sue facoltà narrative per raccontare una vicenda "indicibile", ma anche come testimonianza della insopprimibile vitalitá dell´uomo, della permanenza di macchie di speranza sotto forma di personaggi positivi (cosa che nella produzione di Pynchon ricorre).

Ai tempi il mio parere era stato un po´tranchant, era prevalsa una certa fatica, e la sensazione che alcune tematiche fossero invecchiate, in realtà Pynchon ha e continua ad avere sensi e tendenze molto pop, molto camp, molto post-sessantottino nella sua narrazione a favore della libertà, dell´anarchia e contraria a ogni autoritarismo (si vedano anche Mason & Dixon, Vineland, Contro il giorno) per cui col tempo ho fatto un po´la tara a questo tipo di narrazione imbevuta di nostalgie e sfrenatezze. Credo che come tutto Pynchon di sicuro non sia per tutti, allo stesso tempo sarebbe ingiusto rifugiarsi nel paradigma fantozziano della solenne cavolata verso la quale il critico e il lettore annuisce sostanzialmente in quanto in soggezione.

Detto questo, il Pynchon piú convincente rimane per me quello di V, quello più umano e vicino ai personaggi l´ho trovato in Mason & Dixon, quello dal quale iniziare direi L´incanto del lotto 49 che è Pynchon puro, ma se non altro è breve. Siete avvertiti.

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Informazioni sul libro
Thomas Pynchon - L´arcobaleno della gravità 
Ed. BUR 2007
Traduzione di Giuseppe Natale
697 Pg.
Attualmente in commercio 
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Ps: le 697 pagine si riferiscono all´edizione tascabile ora in commercio, nell´hardcover Rizzoli letto da me erano mi pare 1039

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