LIBRI E RECENSIONI. MATHIEU LINDON - UNA VITA PORNOGRAFICA

UNA DIPENDENZA SENZA ABISSI


Una vita pornografica




Questo libro mi incuriosiva fin dal titolo, e ancora di più quando ho visto che D´Orrico lo ha liquidato nella sua rubrica del Venerdì sul Corriere sulla base di una sola frase. Non propriamente un favore a un piccolo editore, come la interessante Clichy che dopo una notevole specializzazione sui francesi si sta aprendo ora a nuove narrative (in particolare all´americana).

Ma ok: nessuno legge per fare dei favori, o almeno non dovrebbe essere questa la logica, quindi ho letto Una vita pornografica senza pregiudizi in negativo o in positivo.

Dopo una quarantina di pagine un po´di tentazione di dare ragione a D´Orrico c´era: intanto sembrava che lo scrittore cercasse la frase ad effetto fine a se stessa, ma soprattutto non si capiva dove il libro volesse andare a parare.

Per chiarezza: non si parla di vera pornografia, bensì di dipendenze, e in particolare di una persona normale - non il vagabondo robboso alla stazione -, un professore universitario dipendente dall´eroina.

Oltre a essere un notevole trattato quasi scientifico su questa droga, nel corso delle pagine diventa chiaro che il romanzo ha il significato di confessione/catarsi per l´autore (credo sia ampiamente autobiografico) ma si propone soprattutto di parlare di una dipendenza borghese, ovvero di come un uomo possa muoversi nei paraggi della soglia dell´accettabilitá sociale senza mai superarla evidentemente.

Non mi interessano tanto i parallelismi che a un certo punto si leggono, come se la dipendenza
dall´eroina fosse una forma di fuga da altre ancora più borghesi e disperanti dipendenze (l´amore, i figli, ma soprattutto la noia) - per dirla con Puccini "é un facile vangelo", ma alcune pagine sono indubbiamente riuscite, hanno una loro potenza, evocano un mondo appunto al di qua e al di là della soglia che dicevo prima, pericoloso senza essere oscuro, malato senza essere terminale, sensuale senza essere seducente.
Credo che questa sia la chiave dell´aggettivo "pornografico" del titolo (oltre a essere sempre un buon espediente per vendere un paio di copie in più): pornografico sta per osceno, e ci si chiede quale sia la somma oscenità, a cosa assomigli una vita oscena. É quella al di qua o quella al di là della linea? É la ricerca del piacere estremo o esattamente il suo contrario, visto che l´eroina di fatto "Uccide" il piacere stesso? Sono pornografia i nostri vizi e dipendenze, nel momento in cui diventano evidenti agli altri?
Le domande non sono destinate ad avere una risposta definitiva, ma generano nel lettore un paio di momenti di riflessione.

In copertina Lindon - che da noi é poco conosciuto e che ha dovuto molta della sua fama a un romanzo dove compariva Le Pen e al conseguente processo - viene paragonato a Carrére come autore francese dalla voce particolarmente interessante.
Non mi spingerei a tanto in quanto qui c´é un quid di pretenziositá che non mi ha sempre convinto, ma rimane una lettura "altra" e consigliata a chi sia particolarmente interessato al tema delle dipendenze.

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