THE SUNDAY CONVERSATION. DA SEPULVEDA A TOPOLINO (NON SOL DI LIBRI)

LA RUBRICA PIGRA E AUTOFORMATIVA

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Poco dopo l´inizio della mia carriera di letttore, ero molto piú attento e ricettivo nei confronti dei "libri fenomeno", i libri del momento, quelli che in qualche modo DOVEVANO essere letti.

Un po´ come se ora corressi a prendere Gramellini o La Ladra di Libri, cosa che mi guardo bene dal fare (non per snobismo, intendiamoci).

Tre autori su tutti, secondo me validi e decorosi, che furono best-seller a quei tempi

Sepulveda, Roddy Doyle, Pennac.

Una costante: mi erano piaciucchiati senza incantarmi. Non ho piú letto nulla di loro. Quello che prevaleva era una medietá del tono, una cordiale leggibilitá, la mancanza di momenti acuti che ti rimanessero dentro o ti dessero uno scossone
In Pennac un umorismo surreale e tutto sommato innocuo.
In Roddy Doyle ci si avvicinava a una rappresentazione "epica" di un´infanzia ferita (Paddy Clarke non ha papá, Paddy Clarke ah ah ah) ma lo stile sembrava volesse attenuare determinate asprezze.
Quella di Sepulveda era una fiaba e una parabola programmaticamente a lieto fine.

Da questo non voglio trarre significati: sono esistiti best seller - forse piú comprati che letti - che invece determinati acuti li avevano eccome, quelli di Eco per esempio o il caso emblematico dei Versetti Satanici (ancora rido).

A quei tempi la Tamaro vendette milioni di copie di Va dove ti porta il Cuore.
Pur avendo avuto tramite Per voce sola che si trattasse di scrittrice talentuosa, fondamentalmente tragica, mi tenni lontano (e credo di aver avuto ragione) dal suo romanzo epistolare-sapienziale.

E poi Baricco che peró é una storia diversa di cui ho parlato a parte.

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Tra le letture che mi hanno segnato da ragazzino ce ne sono molte di convenzionali (nel senso: cose da cui siamo passati tutti).

Topolino, per esempio, che a cavallo tra i ´70 e gli ´80 toccava secondo me vertici importanti di qualitá, proprio nella sceneggiatura e nella struttura delle storie, ma anche per esempio nei dialoghi.

Poi Verne (indimenticabile il Giro del Mondo in 80 giorni), il tanto vituperato Libro Cuore (che ha avuto il torto di essere stato preso di mira in maniera sublime da Eco), e poi i racconti di Poe (tutt´altro che puri racconti dell´orrore, o meglio viene narrato un orrore quasi metafisico, l´orrore di essere umani e quindi terminabili) e subito dopo Lovecraft (inferiore a Poe, ma decisamente immaginifico).
Un po´meno i racconti di Dylan Dog e Nathan Never che poi erano grandi (e sicuramente competenti) rimasticature di romanzo, sci-fi, horror, racconto, immaginario cinematografico etc...

Se volete una GRANDE STORIA di Topolino vi propongo Il Mistero della voce spezzata un vero proprio noir/giallo tra Simenon e Hitchcock, recuperatela, rubatela, godetevi il mistero del richiamo di aiuto iniziale "AIOTTO!" che si libera - emerge!- improvvisamente dalla rete telefonica di Topolinia, e gustatevi il brivido della frase finale, sinceramente Chandleriana.

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Un´altra forte influenza (credo di averlo giá detto) fu quella dei Documenti Terribili (giá il nome), una serie di libri allegati a Panorama, fatti benissimo (quando il giornalismo era il giornalismo), su una serie di fatti storici come l´Omicidio Kennedy, i Kamikaze, l´Omicidio Matteotti, il Processo di Norimberga.
C´era una costruzione davvero rigorosa e onesta: per esempio in quello su Kennedy, la sezione iniziale descriveva i fatti e poi - esplicitandolo - illustrava le conclusioni della Commissione Warren.

La sezione finale invece dava spazio  - sempre illustrando e mai "spiegando" - alle varie contraddizioni di queste ultime e alle teorie del complotto.
Peraltro con una qualitá costante di scrittura, a volte volutamente emozionale e romanzesca, pur senza turbare l´esposizione dei fatti, ricordo ancora le frasi tipo "e anche questo testimone venne ritrovato morto con una espressione di indicibile orrore nel volto".

Un po´di anni dopo, sarebbero arrivati Ellroy, Libra e Oliver Stone, ma nulla ha sostituito l´impressione di quel libro (il film c´é andato vicino)
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Recensione sul Sole 24Ore de I Luminari di Eleanor Catton, libro monstre (1.000 pagine) che giá dalla forma grafica viene un po´posizionato come la risposta giovane e neozalendese al Volatile (ndR: il Cardellino).
Dalla recensione del Sole capisco che ho fatto bene a soprassedere. 1.000 pagine caratterizzate da eventi sovranaturali, linguaggio d´epoca e personaggi che si comportano secondo schemi astrologici. No, non me lo accollo.

Da seguire invece la ristampa di Updike (Einaudi con Sei ricco, coniglio), uno stilista, un cantore della medietá, della vita di provincia americana (ora direi che quel ruolo, certo con caratteristiche diverse, spetta a Ford e - per quanto concerne l´aspetto disfunzionale - a Franzen).

É un po´un peccato che si vada in ordine sparso. Ancora disponibile da Guanda il primo Corri Coniglio, ora ristampato il terzo, ma introvabili secondo e quarto.
Ce ne faremo (forse) una ragione

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