I MIEI SCRITTORI. UPDIKE E DINTORNI. UN APPROFONDIMENTO

SCRITTORI E CONIGLI




La cosa piú bella che possa succedere a un Blogger é che la Conversation virtuale diventi veramente un dialogo.
Per questo pubblico volentieri la "risposta" alla domanda contenuta nel punto dove parlavo di Updike.
E ancora piú volentieri perché viene dal giornalista, critico e scrittore Franco Mimmi (da me recensito da poco - Corso di lettura creativa) e quindi da una voce competente ma anche capace (e vuole essere un complimento) di "divulgare"; quindi di parlare di libri in maniera coinvolgente e interessante.

Naturalmente non condivido tutto di quello che scrive, Roth é il mio scrittore preferito per es. e sul povero DFW io sarei meno netto.
Ma...ma niente. Leggiamo insieme.


"Rabbit Run" fu, per chi amava la letteratura americana, la nascita di una stella, ma poi, come molte stelle, Updike ha brillato in modo alterno però sempre con grande professionalità, con la serietà di un vero scrittore, mentre altri, per dimostrarla, hanno dovuto impiccarsi (non so se mi spiego). D'altra parte lo stesso Roth, a parte forse Goodbye, Columbus (che fu un po’ il suo Giovane Holden, altro romanzo di una certa importanza all’epoca ma ormai sovrastimato, non per nulla Baricco è rimasto lì), è stato scrittore alterno assai (nei suoi libri non sono mai mancate le grandi pagine, ma non me ne viene in mento uno che si mantenga sempre allo stesso livello e gli ultimi sono infumabili). I Forster Wallace, i Franzen, mi convincono poco: scrittori alluvionali, con bellissime pagine ma privi (volontariamente e con il consenso espedientistico degli editors, il che non significa che abbiano ragione) di una vera struttura, sulla strada di Pynchon, del quale adorai L’incanto del Lotto 49 ma che abbandonai dopo il Gravity Rainbow e Mason Dixon, che promettono di tutto e mantengono parole in libertà, tendenza seguita persino dal bravissimo De Lillo (fantastico White Noise). Sono vecchio, il tempo scarseggia: mi rileggo Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, un po’ di Thomas Wolfe, qualche racconto di O’Hara, la magnifica, onestissima Alice Munro (tanto casino alla notizia del Nobel e poi chi ha letto più di qualche racconto?), e a questo lato dell’Atlantico l’esilarante, terribile Céline: Notre vie est un voyage...

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